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blogfest(Avvertenza: post altamente autoreferenziale di fatti miei, procedete a vostro rischio e pericolo)

Sono appena tornata a casa dalla Blogfest 2013, e la prima cosa che dovete sapere è che mi fa male tutto. Ho dormito sì e no nove ore in due giorni (se vi sembra tanto è perché non avete, come me, il sonno tipico dei neonati e di alcuni piccoli marsupiali), ho male alle alle gambe, ai piedi, alla testa, agli addominali, al collo. In pratica sto come dopo il Primavera Sound, però invece che a un gigantesco festival rock ero a una contenuta e mite riunione di blogger e gente attiva sui social network a vario titolo.

Dice, eh, ma è perché vai a ballare fino alle quattro di mattina al DJ set di Fabio come se avessi vent’anni e non esattamente il doppio e spicci. Sì, è esattamente questo. La verità è che la Blogfest è l’unico appuntamento annuale di cui non posso fare a meno, perché ho capito che da lì nasce la mia vita così come la conosco. E sono stata molto felice di vederla trasferita nella nuova sede di Rimini, forse un po’ dispersiva per le distanze ma sicuramente arricchita nell’offerta e finalmente pronta a essere non più solo un raduno, ma anche un momento in cui si prova, noi che in rete ci stiamo in alcuni casi da dieci anni, a raccontare la nostra esperienza anche a chi della rete fa un uso sporadico o molto ridotto rispetto alle sue potenzialità. La nostra esperienza che è quella di una vita aumentata, in cui i blog prima e i social network poi sono un modo per amplificare e non per ridurre i rapporti personali. Non è che si stia su Facebook invece di vedersi: si usa Facebook (anche) per parlare quando non ci si vede.

Come debutto è stato ottimo, appunto, ma al di là della riuscita è stato bello rivedersi e, in alcuni casi, vedersi per la prima volta. Per me è stato l’anno in cui ho parlato in pubblico di una cosa che mi interessa molto, di cui ho esperienza e di cui do una lettura molto legata alla mia visione del mondo, ovvero lo stalking e le minacce online, insieme con Daniela Farnese, Michela Antolini e Martina Panagia. Del panel vi basti sapere che è finito con me che ruggivo “Ma io SONO femminista!”, e subito dopo ringraziavo la persona che aveva causato il ruggito per avere detto esattamente le bestialità che speravamo qualcuno dicesse. Che poi è sempre la stessa, riassumibile in: se sei femmina in pubblico è normale che ti rompano le palle, stacce.

Una manifestazione come la Blogfest è anche il nostro tentativo di strappare la rete dalla retorica che la vorrebbe a turno blocco unico di pazzi invasati egomaniaci o depositaria di ogni saggezza in quanto fatta dalla gente. Il “popolo della rete” non esiste. Esistono le persone, che usano la rete per comunicare in vario modo, alcuni bene, altri malissimo. Vedersi, parlarsi, stare insieme a fare gli scemi rimescola le nostre energie e le rinnova, ed è anche un modo molto naturale di far partire nuove collaborazioni, generare idee, formare collettivi, o anche solo dirsi “Siete bellissime!” saltando a tempo su Cannonball.

Questo non è un post bello. Ma è un post felice. Spero che basti.