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Geometra_Calboni

Non sappiamo se quarant’anni fa, quando si inventò il detestabile Geometra Calboni, Paolo Villaggio agisse sulla base di una premonizione o semplicemente si limitasse a descrivere un genere di italiano che è più italiano degli altri, il superitaliano, la summa di tutta l’italianità concentrata. Sta di fatto che da quasi vent’anni siamo governati o altresì diretti da un’incarnazione diretta del Geometra Calboni; e il paese, come Fantozzi, china la testa e subisce.

Il guaio di essere un paese di maschi in mano ai maschi in cui la maggioranza delle femmine si rimette ai maschi è questo: che Berlusconi, per vincere, deve solo presentarsi e chiamare tutti “puccettone”. Le Silvani e i Fantozzi non possono resistere, le prime perché subiscono il fascino dell’arroganza, i secondi perché vorrebbero essere lui. E quindi lo voteranno di nuovo, lui, proprio lui, mica quello scaldabagno di Alfano. Lui. L’evidenza della sua cialtronaggine non conta affatto, anzi, è del tutto irrilevante: gli perdonerebbero qualsiasi cosa, così come noi abbiamo perdonato alla sinistra di aver bombardato l’Afghanistan, giocato con i diritti dei lavoratori e cincischiato con i diritti civili (per parlare solo di quello che si sa). Piuttosto che votare Berlusconi ci faremmo tagliare un braccio, ergo andremo a votare anche stavolta gente che non ci convince.

Per farla corta, il mio pensiero del giorno è questo: se volete almeno provare a capire quella minoranza (assoluta) di italiani che si fa maggioranza (relativa) nell’imporci un arrogante inetto e pluri-inquisito nonché almeno una volta condannato come Presidente del Consiglio effettivo o facente funzioni – perché uno scaldabagno, pure se multiaccessoriato, sempre uno scaldabagno rimane – riguardatevi questo, e tanti saluti a casa.