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Cersei-Lannister-S3-cersei-lannister-33813741-1024-576Il 26 agosto scorso  ho partecipato al Festival delle Storie, una manifestazione culturale che si svolge ogni anno in Val Comino e alla quale io sono particolarmente affezionata. Il mio intervento di quest’anno, nella giornata dedicata ai Seduttori, aveva come tema la figura di Cersei Lannister. Di solito non ripubblico i miei appunti, però stavolta ci avevo lavorato molto: sono appunti scritti per essere ricordati e poi raccontati: l’obiettivo era fissare una serie di punti sul personaggio che poi volevo descrivere a una platea che probabilmente non l’aveva mai sentita nominare. Per chi non c’era, ecco la prima parte di cosa ho detto (in ordine sparso e dimenticandomi parecchie cose per strada). 

CHI È CERSEI LANNISTER

Cersei, uno dei personaggi principali della saga di Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco di George R.R. Martin, è figlia di Tywin Lannister e di sua moglie Joanna, gemella di Jaime e sorella maggiore di Tyrion, il nano, che lei odia perché lo considera responsabile della morte della madre durante il parto.

Cersei è regina di Westeros in quanto moglie di Robert Baratheon, che ha conquistato il trono al termine di una sanguinosa ribellione contro il folle re Aerys Targaryen. Cersei e Robert hanno tre figli: Joffrey, Myrcella e Tommen. Nessuno dei tre ha l’aspetto del padre legittimo: tutti e tre sono biondi con gli occhi verdi, come la madre e il clan Lannister da cui proviene. Cersei ha, infatti, una relazione incestuosa con il gemello che dura fino dall’adolescenza.

Quando la incontriamo ha circa trent’anni ed è la donna più bella del regno.

LA POLITICA DI GEORGE R.R. MARTIN

Non è possibile capire e leggere correttamente Cersei Lannister (e in generale tutti i personaggi femminili di Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco) senza avere un’idea del retroterra culturale del loro creatore.

Se da un lato è vero che le storie devono essere autoesplicative, qui aiuta sapere che George R.R. Martin è figlio della controcultura hippy degli anni ’60, obiettore di coscienza durante la guerra del Vietnam e fortissimo sostenitore dell’emancipazione femminile. Chi comincia a leggere la serie con un occhio alle politiche di genere non può non provare una sorta di irritazione, almeno all’inizio, per la deliberata mancanza di progresso nel trattamento delle donne: se ti inventi un universo, perché non renderlo un tantino più amichevole nei confronti degli esseri di sesso femminile?

Quello che bisogna sapere delle donne di Westeros, delle lady di questo universo, è che sono un buona parte poco più che pedine, schiave dei giochi di palazzo e prive di diritti economici (possono ereditare solo in assenza di maschi che le scavalchino, non possono scegliersi il marito e il loro unico valore risiede nella bellezza, nella fertilità e nella verginità all’atto del matrimonio). In pratica, le donne di Westeros vivono nell’idea di società ideale secondo i conservatori americani, in cui la moglie si sottomette a padre e marito e non hanno diritto nemmeno all’autonomia del corpo. Martin, che conservatore non è, è abilissimo nel trasmettere un messaggio: e cioè che privare le donne dei loro diritti è una pessima, pessima idea. Perché se succede, tutto va a gambe all’aria.

Ma torniamo a Cersei.

LA PARABOLA

Nessun personaggio di Martin può, a questo punto, dichiararsi compiuto: buoni e cattivi hanno ancora due libri di strada da fare prima che la loro parabola sia conclusa, e non sappiamo che cosa ne sarà di Cersei. Quello che sappiamo di lei fino a qui è che Cersei è uno dei pochi personaggi totalmente negativi, forse l’unico, di cui ci sia concesso di conoscere il punto di vista.

Cersei nasce come la più tradizionale delle Regine Cattive, un archetipo antico come il mondo: la forza femminile negativa, bella e altera, crudele e amorale, la regina di Westeros rivela però subito una sofferenza intima. È sposata con un uomo che non ama e che non la ama, che ama un’altra che è morta: la sorella del migliore amico di suo marito Eddard Stark, Lyanna Stark. Robert non ama Cersei, che pure è venuta a lui con le migliori intenzioni possibile dato il suo carattere individualista, e la tradisce: ha seminato bastardi in tutto il regno, e tutti i figli di Robert Baratheon hanno gli stessi capelli neri e occhi azzurri del padre. Eppure Cersei ha avuto sogni romantici: pensava di essere destinata a sposare l’eroico principe Rhaegar Targaryen, morto in battaglia contro quello che sarebbe diventato suo marito. E anche Rhaegar sembrava preferirle Lyanna Stark, arrivando anche a incoronarla Regina dell’Amore e della Bellezza al termine di un torneo pur essendo già sposato con Elia Martell, principessa di Dorne.

Cersei è una regina cattiva alle prese con una profezia che le è stata fatta da ragazza. Una profezia che, fra le altre cose, le predice l’arrivo di una regina più giovane e bella di lei, esattamente come in Biancaneve; e proprio come in Biancaneve, Cersei cercherà con ogni mezzo di disfarsi della rivale, con esiti a dir poco disastrosi.

LA BELLEZZA

Il tratto distintivo di Cersei Lannister è la straordinaria bellezza: occhi verdi e capelli d’oro filato, perfetta in ogni sua parte. Quando la incontriamo ha avuto tre figli ed è ancora splendida, e la giovane Sansa Stark (figlia di Eddard e di sua moglie Catelyn) la guarda con ammirazione, desiderando con tutta se stessa di essere come lei, amata e ammirata e sposata con l’uomo più potente del regno. Tutti questi desideri, Sansa finirà per rimpiangerli: ma questa è un’altra storia. Cersei non sarebbe una seduttrice senza questa bellezza sovrumana, che lei usa senza ritegno per manovrare gli uomini che ha intorno. Dal fratello ai cavalieri della Guardia del Re, nessuno è immune al fascino della regina, se non il fratello Tyrion.

Vale la pena di parlare qui di Tyrion il nano perché Tyrion, oltre a essere il personaggio preferito di Martin, è oggetto di un odio violento da parte della sorella. Non solo per la morte della madre, ma anche perché Tyrion è deforme: in una famiglia di bellissimi, il nano è una macchia deturpante, il fallimento di una dinastia. Cersei lo guarda con odio perché non le somiglia: e come tutte le individualiste, Cersei ritiene che il mondo debba essere fatto a sua immagine e somiglianza. Non è un caso che l’unica persona che ama (o che usa dandogli qualcosa in cambio) sia il suo gemello, tale e quale a lei.

La bellezza di Cersei è talmente una parte vitale del suo personaggio che anche la sua inevitabile perdita, per colpa dell’età e non solo, diventa un punto nodale della trama. Verso la fine di A Dance With Dragons, Cersei si trova a dover fare i conti con la perdita della sua attrattiva nel modo più traumatico immaginabile: da quel punto in poi, è difficile immaginarsi che possa essere ancora la stessa.