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La dovuta premessa: non ho idea di quale siano le potenziali implicazioni giuridiche di postare uno screenshot che testimoni una molestia subita, se il nome e il volto del molestatore sono in chiaro. A occhio, e da potenziale target dei molestatori in rete (in quanto femmina, cosa pensate: il molestatore non va mica tanto per il sottile, ogni buco è letteralmente trincea) mi verrebbe da pensare che se mi molesti io possa rifarmi rendendo nota la molestia, anche perché ti voglio vedere a denunciarmi per diffamazione. D’altro canto, qualunque screenshot può essere manipolato per far passare un guaio a gente che non c’entra nulla. È quindi con questo enorme dubbio che vi confesso quanto io trovi affascinante la pagina Io odio i maniaci di merda.

Il meccanismo è semplice: chiunque può inviare o postare uno screenshot di molestie subite in chat, via Facebook, via mail o in altri contesti documentabili. Basta questo, e se ne vedono di ogni: dai maniaci gusto vaniglia, che si limitano a farsi una pippa mentre scrivono oscenità a una ragazza scelta a caso, a quelli che molestano ripetutamente le minorenni. In tutto questo, un fenomeno ricorrente è quello del morto di figa che se non gli rispondi, lo rifiuti o lo inviti più o meno cortesemente a smetterla di darti fastidio, ti insulta. È dallo studio di questo meccanismo che si capisce come moltissimi uomini considerino l’attenzione, quando non proprio la gnocca, come dovuta: io ti sto facendo oggetto del mio interesse sessuale, pertanto è solo buona educazione che tu mi risponda, preferibilmente accogliendo subito la mia richiesta. Attenzione, non parliamo di gente che, per quanto importuna, mantenga il contatto entro livelli ragionevoli di buone maniere: da “Ciao” si passa direttamente alla proposta di esibire i genitali, alle profferte erotiche e alla richiesta di sesso anche mercenario (non sono pochi quelli che offrono soldi). C’è una femmina: deve essere a disposizione. Clamoroso il caso di un molestatore che stava alle costole di una quattordicenne, che ha concluso la chat con una tirata sulla maleducazione della ragazzina in questione.

Le ragazze contattate a volte sfottono, a volte sono disturbate dall’intrusione, altre volte ancora dicono di essere un uomo. Solo nell’ultimo caso, in generale, il maniaco fugge. Più frequente è il caso di lei che non risponde e lui che conclude l’approccio con un “Troia” buttato lì. Stiamo parlando quasi sempre di gente con un livello di scolarizzazione bassissimo, ai limiti dell’analfabetismo, incapaci di digitare correttamente le parole più semplici (l’elisione della consonante muta davanti alle forme del verbo “avere” che la prevedono presenta un’incidenza molto alta), però convinte che il loro durello meriti di essere soddisfatto. Molti sono stranieri, non è chiaro se digitanti dal paese d’origine o già importati in Italia, ma tutto sommato è irrilevante: la molestia sessuale non conosce frontiere, e dove arriva la rete c’è sempre un maniaco pronto a usarla come porno interattivo. Sputtanarlo forse non è il modo giusto per fermarlo, ma è sicuramente il più rapido e istruttivo.