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directioner

Sono il gruppo di opinione più vasto di Twitter. Sono in grado di mantenere il comando dei trending topic a prescindere da quello che succede nel mondo. Sono coordinate, solidali, granitiche nelle loro convinzioni. Sono le Directioners, e il PD dovrebbe prendere esempio da loro.

Sono coese.
Dico “Directioners”, ma è una semplificazione: le Directioners, ovvero le fan degli One Direction (su Twitter sono riconoscibili perché usano un membro del gruppo come avatar e il suo nome, o altri elementi della cultura Directioner, come nickname) sono solo la componente più numerosa della vasta utenza adolescente e preadolescente di Twitter. Ci sono le Beliebers (fan di Justin Bieber), le Lovatics (fan di Demi Lovato), le Mayniacs (fan di Conor Maynard), le Sheeranators (fan di Ed Sheeran), le Mixers (fan delle Little Mix) e sicuramente altre che mi sfuggono. Le varie fandom coesistono in maniera pacifica, sostenendosi a vicenda: i tempi delle lotte fra le fan dei Duran Duran e quelle degli Spandau Ballet sono roba, appunto, da gente che ora sta nel PD. Ho volutamente lasciato fuori le Selenators (fan di Selena Gomez), perché al momento non mi sono chiari i rapporti fra loro e le Beliebers dopo la rottura fra i due idoli, ma sono comunque migliori dei rapporti fra Renzi e Finocchiaro.

Sono coordinate.
Quando le Directioners decidono di mandare un argomento nei trending topic, non le ferma nessuno. Mettono nella loro missione un impegno che non conosce ostacoli, nemmeno la difficoltà di scrivere correttamente hashtag da venticinque caratteri in inglese. Soprattutto, si esortano a vicenda e agiscono nel giro di poche ore: una chiama, le altre rispondono. Mentre scrivo, #welcometoitalylittlemix è in testa ai TT; due giorni fa lo era #welcometoitalyconor. Una decina di giorni fa, i primi quattro TT erano dedicati a quattro membri diversi degli One Direction.

Sono visibili.
In quanto vecchia babbiona, io non dovrei sapere chi sono le Directioners (e tantomeno le altre loro compagnucce). Però lo so: si sono imposte alla mia attenzione e mi hanno spinta a studiare i loro movimenti.

Sanno cosa vogliono e non hanno paura di chiederlo.
Vogliono Justin Bieber in Italia? Vogliono una data in più degli One Direction? Vogliono Ed Sheeran in concerto su un tetto? Lo dicono con grande chiarezza e senza timore di buttarci su un cancelletto.

Sono moderne.
Vent’anni fa, l’insinuazione che uno o più membri di una boy band potessero essere gay avrebbe generato grande angoscia fra le fan. Vent’anni dopo, le Directioners parlano con disinvoltura di “Larry Stylinson” e “Ziam“. Le cose virgola cambiano.

Ognuna vale uno.
Non esiste un Beppe Grillo delle Directioners: i loro idoli non hanno alcun controllo sul movimento delle fandom o sui messaggi da loro espressi. Di fatto, li subiscono (metà degli hashtag sono affettuose prese in giro).

Non hanno paura di te. E di te. E di te.
Quando le Directioners (o più nello specifico, le Beliebers) individuano un nemico, non gli danno tregua: fior di personaggi noti si sono trovati a dover fare i conti con reazioni violentissime da parte delle fan, che prese singolarmente non farebbero danni, ma messe tutte insieme possono quantomeno farti perdere un pomeriggio.
Sono tante. Non farle incazzare. Davvero.