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Eh, quanti preamboli devo fare per arrivare al punto; quanti disclaimer, quante precisazioni, quante dichiarazioni. Vediamo se me la sbrigo in fretta, ma noi di sinistra andiamo sempre lunghi, si sa. Enrico per primo, lui è sempre stato un fenomeno nell’andare lungo e tuttavia farsi leggere fino in fondo: come anche stavolta che sostiene Matteo Renzi alle primarie del centrosinistra.

Allora, preamboli. Io non ho un passato comunista. Ho votato più volte Rifondazione e affini, ma il mio passato formativo – l’adolescenza, gli anni in cui cambiare il mondo dovrebbe essere un’urgenza più fresca e sentita – è all’insegna della più placida distanza dalla politica, fatto salvo il femminismo incipiente, che allora era più un rigurgito di rabbia che un pensiero strutturato. Comunque, dove vivevo io i comunisti non c’erano. Non esistevano proprio. L’attuale sindaco del mio paese è una mia compagna di scout, che è del PD, ed è il sindaco più di sinistra che io ricordi, se non proprio l’unico. Per cui sono esattamente il tipo di persona che Matteo Renzi dovrebbe attirare: appartenente a una sinistra tardiva, che subisce poco il fascino del comunismo e non ha mai chiamato nessuno “compagno”, mai.

Detto questo, i motivi per cui Matteo Renzi finora non mi ha convinta sono diversi, e non hanno molto a che vedere con l’istinto. Sì, oddio, Renzi ha la faccia di quello che a scuola prendeva per il culo tutti ma non stava al gioco mai, la faccia dei rappresentanti d’istituto con la puzza sotto il naso del mio liceo di ricchi. Ma non è per questo che non mi convince. Enrico ha ragione a dire che il resto del PD, Bersani in testa, si aggrappa a un’idea di lavoro che è entrata in coma con la legge Treu ed è morta con la legge Biagi: un’idea di lavoro che si è completamente dimenticata della mia generazione, i nati negli anni ’70, troppo vecchi per essere inclusi nel novero di eventuali stimoli all’occupazione e troppo giovani per andare in pensione con più che la minima. Dei morti di fame che camminano, insomma, con buona pace di quelli che fanno i grossi e si bullano di aver raggiunto la tranquillità economica e difendono l’attuale mercato del lavoro (giuro che li ho visti: li avete visti anche voi, e anche voi avete avuto voglia di sputargli in faccia).

Ecco, io un Presidente del Consiglio che si lanciasse anima e corpo in una battaglia per garantire a tutti una vita dignitosa, minimi salariali accettabili e una rete di sicurezza per quando i lavori “flessibili” finiscono lo voterei. Il mio problema, al momento, è che “Renzi promuove la Flexsecurity” lo sento per la prima volta da Enrico. Ora, o io non faccio abbastanza attenzione quando parla Renzi, oppure Renzi finora ha battuto su altri tasti, tipo l’insistente necessità di sbarazzarsi del resto del partito. Flexsecurity non pervenuta.

L’ho sentito parlare molto di famiglia, un argomento che mi irrita perché è proprio la fissazione sulla famiglia come unità di misura minima dell’assistenza sociale che impedisce agli italiani di farsela, una famiglia; o di uscire dalla famiglia in questione, in caso vivessero ancora con quella d’origine. La famiglia come unità di misura minima vuol dire donne che lasciano il lavoro o lavorano meno per badare a figli e anziani (tema su cui Renzi è stato più volte inusitatamente chiaro: “madri lavoratrici”, non “genitori che lavorano”, per lui i figli competono a una persona sola), vuol dire welfare limitato perché, come dice il Papa, i vecchi vanno tenuti in casa.

Ecco, il cattolicesimo di Renzi è un altro grande problema. Ma proprio grande. Forse il più grosso. Il cattolicesimo, non il comunismo, è la forza di reazione che impedisce all’Italia di crescere e di diventare un paese moderno. Enrico glissa allegramente sulla questione dei diritti civili, che per Renzi è un punto dolente: un uomo giovane, moderno, che sulla parità di trattamento fra cittadini ha le idee di Tabacci. Gli omosessuali, per Renzi, sono cittadini di serie B: gli possiamo concedere unioni civili, to’, così smettono di rompere, ma matrimonio NO e figli NO, sia chiaro. Perché? Perché Renzi è cattolico. Se non fosse cattolico, e si fosse letto due studi in croce sui figli degli omosessuali in altri paesi, saprebbe che crescono tali e quali a quelli degli eterosessuali, con gli stessi problemi e gli stessi successi. Qualche giorno fa, Ivan Scalfarotto lo ha fotografato insieme alle Famiglie Arcobaleno: non mi è chiaro se si tratti di operazione simpatia o reale necessità di andare a vedere cosa c’era, e in ogni caso una visita non fa primavera.

Se non si fosse capito, ma si è capito, i diritti civili sono per me un punto cruciale: rifiuto di ammettere la modernità di qualcuno che non riesce nemmeno a essere contemporaneo, e accettare che nel 2012 le discriminazioni basate sull’orientamento sessuale vanno rimosse senza se e senza ma. Se Matteo Renzi è disposto a rivedere in maniera radicale le sue posizioni in materia, io posso considerare di sostenerlo: per me non è affatto un tema secondario. Un paese che non riconosce la discriminazione e non fa di tutto per rimuoverla non può dirsi moderno, anzi, non può dirsi nemmeno civile. L’uguaglianza fra i cittadini è la base di ogni progresso.

E tutto senza citare la vaghezza dei propositi, le buone intenzioni che si scontreranno con i blocchi di potere, la sottomissione al Vaticano, l’atteggiamento rispetto alla criminalità organizzata (che si fa? Si continua a fingere che non esista?) Quindi, ecco, sì, direi che la giovane età è l’unica carta vincente di Renzi. Mi pare un po’ poco: ma su un punto Enrico ha ragione, forse lui è il meno peggio della balotta, fra un Vendola che – pur essendo cattolico a sua volta – sui diritti civili ha da sempre il mio cuore e un Bersani che rimane il più serio di tutti. A me il meno peggio sembra, come al solito, un po’ pochino. Forse troppo poco, per andare a votarlo domenica.