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Italo e i soldi degli omofobi (che non puzzano)

Le scelte commerciali non sono quasi mai neutre o oltre l'ideologia.

F orse non ve l’ho mai detto, se non l’ho fatto pazienza, ma comunque fra le cose che faccio c’è anche quella di occuparmi professionalmente di social media altrui. Negli ultimi due giorni ho visto cose che mi hanno fatto tenerezza (tipo la manifestazione Svegliati Italia in cima alle tendenze di Twitter non con l’hashtag scelto dagli organizzatori, il filologicamente corretto #Svegliatitalia, ma il più semplice #svegliaitalia) e cose che invece, se dovessi essere io a gestirle, starei in un angolo a piangere e mandar giù Xanax come caramelle.

Sto parlando della polemica seguita alla scoperta che Italo, il treno che non è Trenitalia e che quindi per un po’ ci è stato simpatico – se non altro perché speravamo che funzionasse meglio: poi non è stato proprio così – o meglio, NTV, ha concesso sconti comitiva alle organizzazioni omofobe che vogliono venire a Roma per il Family Day, con tanto di codice dedicato, FAMILY30. (L’ha fatto anche Trenitalia, ma con più furbizia, per cui di loro non ci occuperemo. Per ora.)

La cosa è emersa, disgraziatamente per loro, proprio nelle ore in cui eravamo tutti un po’ innamorati dopo essere andati in piazza a difendere il diritto degli altri di amarsi come gli pare e piace. E quindi sono stati in tanti a chiedere spiegazioni. Ecco la risposta di Italo:

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Partiamo dal merito. Il sistema commerciale di un’azienda è quello di qualsiasi altra azienda: punta al profitto. Italo non è una non-profit, sta sul mercato per creare valore, e quindi fa delle scelte per massimizzare quel valore. Niente di strano. Il problema è che le scelte non sono quasi mai neutre. Per fare un esempio paradossale (ma in fondo neanche tanto), con questa logica Italo potrebbe offrire uno sconto a una comitiva dell’Isis in viaggio da Milano a Roma per una sparatoria, con tanto di codice promozionale JIHAD25. I petroldollari, come i soldi degli oltranzisti cattolici, non puzzano.

I manifestanti che riempiranno il Circo Massimo il 30 gennaio non sono uguali alla jihad, ma neanche a quelli che hanno affollato le piazze italiane ieri. Se da un lato si afferma il diritto di vedere tutelate le famiglie in ogni loro forma, come già succede in buona parte dell’Occidente senza che il suddetto sia sprofondato nella Bocca dell’Inferno (e qui includiamo anche Irlanda e Spagna, paesi a maggioranza cattolica, che hanno semplicemente esteso a tutte le coppie la possibilità di sposarsi), dall’altro si difende lo status quo appellandosi a teorie inesistenti, pseudoscienza, convinzioni ampiamente smentite dai fatti, credenze religiose e purissimo odio. La differenza è che chi difende i diritti di tutti non si sognerebbe mai di toglierli alle famiglie eterosessuali, tanto più che ieri in piazza era pieno di gente di tutti i tipi: etero, gay, laici, cattolici. Non si può dire il contrario.

Ci tornerò, sulla differenza fra una cosa e l’altra. Al momento mi voglio concentrare sull’opportunità per Italo non solo di fare una scelta del genere, ma anche di giustificarla pubblicamente con tanta accondiscendenza (“Ci tenevamo a comunicare”, grazie, eh) e non tanto velata aggressività (“Evitiamo basse dietrologie politiche”). Il tutto in un post scritto in un italiano discutibile, ma chi fa la selezione del personale ovunque non è più da un pezzo in grado di distinguere fra chi scrive con un’ortografia corretta e chi invece scrive “nè”.
Il punto, Italo, è che gli sconti ai manifestanti omofobi vi fanno guadagnare due spicci nell’immediato, ma questa politica e la spiegazione che ne consegue danneggiano l’immagine del marchio. È da un pezzo che le aziende più avanzate vanno all’inseguimento di una clientela di fascia alta, con soldi da spendere e mediamente favorevole alla parità di diritti (così alle brutte mi viene in mente Ikea, ma ce ne sono sicuramente altre: negli Stati Uniti succede da un po’, da prima dell’estensione dei diritti civili a tutte le coppie). La vostra non è una scelta neutra o che va al di là delle ideologie, come avete detto su Twitter: è una scelta dannosa, peraltro per un servizio che alla fine si è rivelato al di sotto delle aspettative, fra ritardi, tratte soppresse, coincidenze impossibili e orari assurdi.

 

 

Andate a vedervi i commenti sotto, sia a questo post che a quello su Facebook. La media della gente che gli tira i pomodori è altissima. Molti di questi finiranno per dimenticare, chiaro. Al primo treno con un orario decente e uno sconto sostanzioso, passeranno sopra all’etica in favore dell’economia. Ma molti altri no: con la sua miopia, NTV ha associato la sua immagine a un’avidità che non fa distinzione fra la gente che manifesta a favore dei diritti di tutti e quelli che manifestano contro il diritto di qualcuno.

Sigla finale, a cura di Emiliano.

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