La linea della palma” è la metafora visiva che Leonardo Sciascia, ne Il giorno della civetta, usa per descrivere una mutazione: già nel 1960, quando scriveva questo libro, l’Italia stava diventando Sicilia. La linea della palma è il confine ambientale entro il quale la palma vive e prospera, un confine che si sposta a nord man mano che il clima si scalda; ed è anche il titolo scelto da Corrado Fortuna, Gaspare Pellegrino e dall’autore Luca Salici per il documentario che hanno girato sulla scia delle elezioni regionali in Sicilia del 2012, che hanno eletto Rosario Crocetta a fronte di un astensionismo del 53%.

“Siamo rimasti incuriositi dalla tesi di Lirio Abbate e Antonio Ingroia” mi spiega Corrado. “Secondo loro, basandosi sull’astensionismo nelle carceri e confontando questo dato con quelli delle precedenti elezioni, la mafia si è astenuta. Noi non avevamo un’opinione precisa, ma volevamo capirci qualcosa di più e siamo partiti per andare a vedere cosa succedeva.” Un viaggio accompagnato dalle voci dei protagonisti della lotta alla mafia, come Lia Sava (sostituto procuratore di Palermo impegnata nel processo sulla trattativa Stato-mafia), Piero Grasso e lo stesso Crocetta, ma anche di esponenti di spicco del mondo culturale del paese (come Franco Battiato, neo-assessore alla Cultura per la Regione Sicilia ma anche pur sempre Franco Battiato) e Attilio Scaglione (studioso delle reti mafiose). E la gente, gli studenti universitari, i commercianti del mercato, tutta la varia umanità che a Palermo vive e sopravvive.

“Volevamo che fosse una storia bella, una storia raccontata con il linguaggio del cinema, con momenti tristi e momenti allegri, anche divertenti. E siamo riusciti a raccogliere del materiale straordinario. Siamo stati i primi a intervistare Rosario Patanè, ex presidente della municipalità di Librino, che è questo quartiere tremendo di Catania, un posto dove non esiste un voto libero. Un enorme bacino di voti di scambio.” Nell’intervista, Patanè dà come quotazione media di un voto trenta euro. Tanto vale la cittadinanza di un abitante di Librino: una cena in un ristorante medio. In seguito alle sue dichiarazioni e a un’intervista rilasciata a Report, Patanè è poi stato sentito dalla Digos.

Quando si parla di mafia prevale spesso il disincanto, la frustrazione, la disperazione nei confronti di un mostro a mille teste che si rigenera di continuo anche dai suoi monconi. Corrado ha una visione un po’ diversa. “Sciascia diceva che la lotta alla mafia era una lotta senza fine, ma per quanto Sciascia sia sempre stato più affidabile dei Maya sulle sue previsioni, non poteva immaginare alcune rivoluzioni culturali avvenute in Sicilia negli ultimi 20 anni, cose piccole, molto piccole, che però piano piano si infiltrano nelle anime delle persone. A Palermo mi sono stupito per come somiglia oggi a quando l’ho lasciata io, cioè un mezzo disastro. Ma ci sono ragazzi di vent’anni che quando vent’anni li avevo io non li incontravi in giro, ci sono ragazzi nati dopo lo spartiacque del ’92 che sono riusciti a farsi contagiare dai racconti di chi durante l’anno delle due bombe aveva quattordici o quindici anni e che in quell’anno si è visto cambiare per sempre. Questi ragazzi sono il presente dell’isola, sta tutto nelle loro mani.”

Che effetto fa tornare nella propria terra dopo anni di lontananza? “Mi pare sempre di più che noi siciliani soffriamo di astigmatismo. Per vedere meglio la nostra isola abbiamo bisogno di allontanarci tanto. Ma tanto quella ti rimane dentro come un velenuzzo.”

Il trailer di La linea della palma è qua sotto. Restate sintonizzati per saperne di più.

LA LINEA DELLA PALMA – TEASER from Club Silencio on Vimeo.