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Quando vedo un’enormità, come quella che viene attribuita in questi giorni al Papa, mi piace andare a controllare il contesto. Per capire se la formulazione sia proprio quella, o se quella che gira sia una condensazione. Mi sono domandata, quindi: il Papa ha detto proprio che le nozze gay sono una ferita alla pace, con queste parole, o come al solito è andato per le lunghe, avvolgendo il messaggio di base in un lungo ragionamento dalle premesse fallaci?

Copio e incollo, quindi:

La struttura naturale del matrimonio va riconosciuta e promossa, quale unione fra un uomo e una donna,

rispetto ai tentativi di renderla giuridicamente equivalente a forme radicalmente diverse di unione che, in realtà, la danneggiano e contribuiscono alla sua destabilizzazione, oscurando il suo carattere particolare e il suo insostituibile ruolo sociale. Questi principi non sono verità di fede, né sono solo una derivazione del diritto alla libertà religiosa. Essi sono inscritti nella natura umana stessa, riconoscibili con la ragione, e quindi sono comuni a tutta l’umanità”. […] “l’azione della Chiesa nel promuoverli non ha dunque carattere confessionale, ma è rivolta a tutte le persone, prescindendo dalla loro affiliazione religiosa.

Roba così mi fa prendere l’affaticamento, ragazzi, perché dimostra il completo scollegamento della dottrina cattolica dalla realtà. Tanto per cominciare, l’idea – falsa – che l’unione fra uomo e donna sia l’unica il cui valore sociale sia riconoscibile dalla ragione. Tanto valeva dire subito che i popoli che hanno eliminato la discriminazione fra coppie etero e omosessuali (e, per estensione, transgender) abbiano compiuto un atto che non ha fondamento in alcuna ragione: cosa che, semplicemente, non è vera. Esistono ragioni solidissime alla base di quelle che chiameremo in breve “nozze gay”, per quanto non di nozze gay si tratti ma della rimozione di un’ingiustizia: le coppie gay esistono, sono sempre esistite e continueranno a esistere, hanno figli, case, eredità da gestire, e non diventeranno etero per far piacere al Papa. Non funziona così: e si ritorna sulla questione dell’aderenza alla realtà. L’insistenza cattolica nel definire l’omosessualità un “disordine oggettivo” o comunque un comportamento – e non un orientamento – è una negazione dell’oggettività. È il contrario dell’oggettività. È del tutto fideistica, anzi, confessionale: tanto più che diverse chiese cristiane hanno un atteggiamento radicalmente diverso in materia senza per questo distaccarsi dalla fede nel divino. In breve, si cerca di far passare come ragione oggettiva quella che è una mera consuetudine sociale.

Se parti da una premessa falsa puoi dire qualunque cosa. Io potrei dire, senza battere ciglio, che le mèche bionde sono un’offesa alla pace perché sovvertono l’ordine naturale del capello castano, e aggiungere che questo è un principio riconosciuto dalla ragione. Ma facciamo finta che la premessa sia valida, e proseguiamo parlando un attimo della famiglia eterosessuale, secondo il Papa alveo di pace, e secondo le statistiche prima causa di morte e invalidità per le donne fra i 16 e i 44 anni. No, sto barando anche io, per certi versi: non tutte quelle che muoiono ammazzate da un partner o ex partner erano sposate con il suddetto, perché in realtà è la stessa condizione di donna eterosessuale a mettere a rischio la tua vita. Ma che all’interno della famiglia si consumino spesso crimini silenziosi ai danni delle donne è un dato che emerge con crescente prepotenza, e non c’è Cristo o Madonna che riescano ad arginare il fenomeno, il Papa ci faccia una pensata. Anzi no, visto che sappiamo che per la Chiesa Cattolica le donne sono incubatrici con le gambe, per cui non aspettiamoci grandi interventi su quel fronte. Prenderle in silenzio per il bene della Famiglia è una missione, anche perché il divorzio è impossibile: un manesco, per Santa Romana Chiesa, è per sempre.

Ma torniamo al problema di base, che è quello della pace. Secondo il Papa – e non c’è tanto da interpretare – la famiglia gay destabilizza quella etero e ne diminuisce la missione di pace. Non so che famiglie gay conosca il Papa – probabilmente nessuna – ma a me non risulta che la famiglia gay vada casa per casa a dire agli etero “Noi siamo meglio di voi”, quindi questo lo togliamo dalla lista. Non mi risulta nemmeno che la famiglia etero sia una cosa che ti svegli la mattina e decidi se fare o no, altrimenti fai la famiglia gay, è uguale: qui torniamo al problema dello scollegamento dalla realtà, secondo cui una mattina fai l’etero e una fai il gay, a seconda del meteo e della candidatura di Berlusconi. Siamo davanti a un buco di logica: non c’è alcun motivo per cui le famiglie etero dovrebbero scomparire se quelle gay venissero riconosciute. Non se comparissero tout court, dato che già ci sono: ma se ottenessero gli stessi diritti che quelle etero danno per scontati. Che, lo vorrei ricordare, sono diritti molto pratici: riconoscimento dei figli, sgravi fiscali per coniuge o figli a carico, diritto di visita in ospedale o in carcere, pensione di reversibilità, diritti di successione. In altre parole, ai gay del mondo fregassai di sovvertire la vostra famiglia etero: quello che vogliono, in media, è vivere sereni la propria.

I gay minacciano la pace? Non so, facciamo che andiamo a vedere nei posti dove le famiglie gay sono la regola da tempo. C’è la guerra? Disordini sociali attribuibili direttamente al supposto crollo della famiglia etero, che peraltro sta facendo un eccellente lavoro di autodestabilizzazione anche dove quella gay non ha riconoscimento giuridico? Come si diceva prima, se si parte da una premessa falsa si può dire qualsiasi cosa: e quindi anche attribuire le proteste di piazza degli spagnoli ai gay, piuttosto che alla disoccupazione. È un giochino che i predicatori americani fanno da tempo in maniera molto più volgare, attribuendo alle coppie gay qualsiasi sciagura, uragani e terremoti inclusi. Li stiamo aspettando con ansia sulla sparatoria di Sandy Hook.

Manca, nelle affermazioni del Papa, una chiarezza cristallina riguardo alle modalità con cui la famiglia gay finirebbe per esautorare o smontare la famiglia eterosessuale. Sorge dunque un sospetto: che la pace di cui parla il Papa non sia assenza di conflitto sociale o armonia fra i popoli, ma semplicemente un congelamento dei ruoli di genere, in cui gli uomini conservano il dominio della scena economica e il potere che da millenni si sono auto-attribuiti, e le donne rimangono a casa ad allevare figli su figli. Un sistema di schiavitù da sempre ammantato di una falsa dolcezza, che estromette i padri dai ruoli di cura e le madri dal mondo del lavoro. Una coppia gay si re-inventa tutto: due mamme o due papà assumono ruoli di volta in volta diversi, senza che sia il genere a decretare chi fa cosa. Un’idea pericolosa, per una Chiesa che da sempre si nutre di sottomissione.