metrocAbito sul tragitto della Metro C. Ho visto il quartiere sventrato dalle ruspe, i negozi che chiudevano per mancati introiti, i parcheggi già scarsi diventati ancora più scarsi, e il cartello che veniva aggiornato di continuo per spostare in avanti la data di fine lavori, finché non si sono stufati e hanno lasciato perdere del tutto, ché consegnare in tempo non è mai stato un problema che i romani si sono posti con troppa urgenza. Nessuno farà seppuku se si sfora di un anno, due, cinque, venti.

I soldi erano finiti un anno e mezzo fa, ma probabilmente anche prima, spalati non si sa come e non si sa perché dentro i buchi degli scavi. La solita storia di gestioni fumose a cui siamo abituati: quello a cui nessuno è abituato è che un sindaco appena insediato, invece di continuare a spalare soldi dentro i buchi, chieda di vedere i conti. Richiesta a cui si reagisce chiudendo i cantieri e mandando a casa tremila lavoratori, e dando la colpa al sindaco in questione. Vista da qui, sembra la solita cosa fatta alla romana, che dura finché tutti fanno i romani.

Dove sono andati i fondi stanziati per la realizzazione dell’opera? Chi ha gestito il progetto, e perché l’ha gestito così male? Cosa si poteva fare, prima, per evitare questo disastro? Che responsabilità hanno il sindaco uscente e quello che l’ha preceduto in questa situazione? E noi, che abitiamo sul tragitto della Metro C, che fine faremo? Per quanto tempo dovremo convivere con i muri gialli dei cantieri, o peggio, con la vista desolante di strade massacrate senza scopo? Sono domande che avremmo dovuto fare un bel po’ di tempo fa. Non possiamo risentirci se vengono fatte ora, e da quelli che sono costretti a raccogliere i cocci.