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Dice, perché gioire per la seconda vittoria di Barack Obama? Mica è il tuo presidente, e guarda che fra pochissimo capace che ti tocca Renzi/Bersani/Vendola. Non è roba tua, non sono fatti tuoi, quindi vai a dormire presto, lascia perdere di seguire la nottata elettorale, che te ne frega, qua è la solita merda e non cambia niente.

Non è vero.

Il cinismo è un atteggiamento facile da simulare. Basta alzare un sopracciglio e trattare tutti come se fossero bambini ingenui con qualche problema di apprendimento. Porestelle, che non capiscono, non conoscono il mondo, non sanno. È un atteggiamento che ha francamente un po’ sfrangiato i santissimi, buono per i pezzi di colore di Vice, ma molto antipatico e molto poco costruttivo nella vita reale. Non è vero che la vittoria di Barack Obama non cambia niente, soprattutto se la paragoniamo con quello che rischiavano gli americani, e soprattutto le americane, con la vittoria di Romney. La dissoluzione dell’Obamacare, il programma nazionale di cure sanitarie per i meno abbienti; il taglio dei fondi a Planned Parenthood, l’organizzazione che si occupa della salute riproduttiva delle donne; l’opposizione con ogni mezzo al matrimonio fra coppie dello stesso sesso (marriage equality, la chiamano con mirabile sintesi gli anglosassoni). E anche, soprattutto, il ritorno dell’individualismo più sfrenato in un momento in cui gli americani stavano riscoprendo il gusto della solidarietà e del crescere insieme. Che magari si va più lenti, ma si procede con più sicurezza.

Tutto questo, che ci piaccia o meno, influenza anche la nostra politica. Prendiamo Renzi. Renzi ha delle idee sui diritti civili che sarebbero moderne per mio nonno. Però Renzi è più giovane di me. Per cui non va bene che abbia idee molto ma molto più vecchie delle mie, è un paradosso temporale che vorrei vedere risolto, perché (anche se lui, come gran parte dei cattolici, non se ne cura) lo rende antistorico, oltre che inumano e insensato. Non si può, nel duemiladodici quasi duemilatredici, insistere che gay, lesbiche e trans non possono sposarsi. Non ha senso. È una cosa cretina. Si prende, ci si documenta, si scopre che i figli delle coppie non etero hanno una vita del tutto simile a quella dei figli delle coppie etero, con le stesse difficoltà e gli stessi successi, e la si fa finita. Ecco, detto tutto questo: se il paese più potente e influente del mondo va nella direzione della marriage equality, diventa più difficile continuare a sostenere che non si può, che Gesù piange, che i bambini soffrono.

Romney avrebbe rimesso indietro l’orologio per i diritti civili e i diritti delle donne. Obama no. Per cui sì, sono contenta e no, non credo affatto che sia irrilevante per le sorti del mondo e della nostra politica. È, anzi, una leva straordinaria per chi pensa che i diritti civili siano un nodo fondamentale per l’evoluzione della società italiana, e non solo un pensiero secondario.