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prettybabyConcita De Gregorio ci casca di nuovo, ancora una volta con una facciata spettacolare sul pavimento. Ne parlano, ognuno a suo modo, Matteo Bordone e Loredana Lipperini, e io da quest’ultima riprendo l’interrogativo: nel caso delle prostitute minorenni dei Parioli sono tutti lì a fissare l’abisso in cerca di una spiegazione sulla scelta delle ragazzine, e nessuno che si interroghi sul comportamento degli uomini che pagavano per avere rapporti sessuali con loro, o che procuravano loro i clienti e ci hanno messo anche la casa. Perché due adolescenti possono anche essere ubriache del loro potere sessuale al punto di fare qualcosa che, come dice giustamente la figlia di Loredana, non potranno mai raccontare; ma l’hanno fatto perché esistono adulti intorno a loro che l’hanno reso possibile, anzi, dal loro punto di vista perfino vantaggioso. Perché se a sedici anni guadagni più di un direttore di banca, in un’economia di mercato stai facendo una scelta vantaggiosa. Le implicazioni emotive, in un’economia di mercato, sono sempre secondarie: la gente sta male per il lavoro che fa, la gente muore di infarto e di stress, soffre di depressione, s’impicca, è la vita di merda che facciamo. Per cui, se la guardi nell’ottica di una sedicenne molto scafata che riesca a non spendersi tutto in coca e scarpe e che abbia idea di cosa l’aspetta dall’altra parte della scuola e dell’università (niente), una nicchia di mercato vale l’altra. Poi invece hai sedici anni e ti spendi tutto in coca e scarpe, vabbe’, è un’altra storia.

E vedete che ci ricasco anche io: parlo delle ragazzine e non di chi ha reso possibile per le ragazzine guadagnare cifre indecenti allargando le gambe su richiesta. Chi parla, invece, degli uomini adulti che mettevano sul piatto centinaia di euro per avere rapporti sessuali con ragazze che avevano appena superato l’età del consenso? Chi mi spiega com’è possibile, cosa passa per la testa di un uomo che fa una cosa del genere? E no, non mi basta né trovo accettabile la ridicola generalizzazione sugli uomini che sono “tutti uguali”, perché non vivo in un gineceo sulla cima di un monte: gli uomini li frequento, li vedo, e nonostante rintracci spesso in loro una deprimente tendenza al pensiero rétro sulla sessualità femminile, nessuno di loro dà dei soldi a prostitute minorenni.

Che io sappia. Non è, per l’appunto, una cosa per cui appendi i cartelli.

Voglio che mi venga spiegato con chiarezza che cosa passa per la testa di un uomo che decide di comprarsi il tempo e il corpo di una giovane donna. Perché lo fa, che cosa ci trova, com’è possibile che arrivi a spersonalizzare il suo acquisto al punto di non rendersi conto che sta andando a letto con una che potrebbe essere sua figlia; una che potrebbe stare esercitando una scelta, oppure no. Una che questa cosa qui, quella di andare a letto con gli uomini per soldi, non potrà mai raccontarla, appunto: e anche di questa illiceità si nutre la scelta di questi uomini. Io voglio capire se si vantano di aver pagato per quei rapporti, e in che termini, se quando parlano delle ragazze le chiamano “troiette” o “cagne” (ultimamente è un termine molto di moda, ho notato: si applica con liberalità a qualsiasi donna esca dai margini del comportamento sessuale accettato), o se semplicemente non le chiamino. Io voglio capire. Non giustificare, capire.

Il punto è questo: esiste un sistema che conferisce un valore di mercato alla sessualità femminile, anche quella delle giovanissime. Per un pezzo di tetta mostrato in webcam puoi farti ricaricare il telefonino: c’è la tua tetta e c’è qualcuno che paga. Ed è un sistema che viene tenuto in piedi dai maschi: in un’economia di mercato, i maschi hanno i soldi e le femmine hanno la carne da vendere. Come sempre, se non stabiliamo dei punti fermi non andiamo da nessuna parte: se esiste la domanda esiste anche l’offerta, e non stiamo parlando di uova e di galline, ma di ragazzine che sapevano che vendendosi avrebbero trovato degli acquirenti. Il sistema che permette questi fenomeni è in piedi da tempo immemore, e moltissime di quelle che ne hanno fatto parte ne sono rimaste schiacciate. Le Léa arricchite della Parigi di Colette sono una minoranza ridicola rispetto alle prostitute che sono finite in miseria una volta persa la giovinezza, alle schiave vestite di tutto punto che attendono gli avventori sulle strade a scorrimento veloce, alle prostitute eroinomani, a quelle che quando smettono lo fanno per esaurimento. E no, non è come smettere di lavorare in fabbrica, non c’è un medico del lavoro che ti dichiari inabile, non c’è una cassa integrazione per chi smette di prostituirsi, non puoi dirlo alla parrucchiera o alla commessa o ai genitori del tuo fidanzato, che fino a ieri battevi ma ora basta, vuoi cambiare settore. È una scelta come un’altra, certo, se fatta da adulte e con la consapevolezza di sé, ma non è una scelta come un’altra per le implicazioni sociali che ha.

Il problema è che anche qui si ricadrà sul discorso della colpa femminile: loro lo volevano, loro l’hanno fatto, sono loro quelle sporche, quelle indecenti, quelle che hanno approfittato della debolezza maschile, quelle che si sono accordate con i papponi per avere un posto dove esercitare, quelle che hanno scelto, le Eva che tendono la mano verso il serpente. Domanda e offerta, non il contrario: domanda e offerta. Ora ditemi, ditelo, scrivetene: perché pagate per andare a letto con una donna? Perché pagate per andare a letto con una ragazzina?