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#quellavoltache: non ci vergogneremo mai più

Il nostro discorso alla manifestazione Non una di meno del 25 novembre 2017.

Quello che segue è il testo che Marina Remi e io abbiamo portato sul carro di Non una di meno, durante la manifestazione del 25 novembre 2017 a Roma. La foto è presa dal profilo Twitter di Non una di meno.

Quando abbiamo lanciato l’iniziativa #quellavoltache, tutto ci aspettavamo meno che il ruggito collettivo che ne è scaturito. Un ruggito che si è fatto sentire in tutto il mondo, è entrato nelle case, nelle vite, nelle coscienze degli italiani. Un ruggito che ha rotto un argine: c’è un prima, e un dopo. E dopo, nessuno può più dire che non sapeva, che non aveva capito.

#quellavoltache. La mano sotto al tavolo che si allunga durante le riunioni. Lui è “un capo”.

#quellavoltache il capo trent’anni piú vecchio mi portò in viaggio di lavoro dicendomi che avremmo dormito in hotel e invece mi portò a casa sua

#quellavoltache avevo ventisei anni e un direttore commerciale di quaranta mi diede il benvenuto nel nuovo ufficio infilandomi la lingua in bocca.

#quellavoltache dopo insistenti molestie del mio capo, a una mia domanda la risposta fu: fin quando non me la dai io con te non parlo.

#quellavoltache sono sposato ma posso farti arrivare dove vuoi se sarai un po’ carina con me… Non fui carina, non fui confermata.

#quellavoltache ricoverata nel mio reparto, visita del capo con il seguito: «Sei troppo magra, così il tuo primario non ha nulla da toccare».

#quellavoltache andai a chiedere la tesi e il professore chiuse a chiave la porta del suo ufficio e cominciò a baciarmi il collo.

Succede a tutte: alle attrici e alle impiegate, alle bariste e alle dirigenti, alle giovani e alle vecchie. Succede anche a molti uomini, perché la molestia non è solo l’espressione del disprezzo che il mondo ha per il genere femminile: la molestia è, prima di tutto, un abuso di potere.

#quellavoltache «Da lunedì sarai redattrice sport qui, prima andiamo a casa mia» e la mia carriera da giornalista sportiva è finita. #metoo

#quellavoltache a una cena elegante uomini stimati raccontavano le loro vacanze da turisti sessuali con le bambine nell’ilarità generale.

#quellavoltache il mio collega portandomi a casa ha voluto guidare nudo perchè: «Non ci credo che non ti ecciti nemmeno così»

#quellavoltache mi sono dovuta licenziare, perché denunciare è una strada lunga e dolorosa, visto che “è solo la tua parola contro la sua”.

#quellavoltache facevo i primi giorni di fiera da sola e un cameriere, vedendomi cenare una sera per conto mio, si sentì libero di segnarsi il numero della stanza e chiamarmi in piena notte, ripetutamente. Ero grande, ero già mamma, eppure non riuscii a fare altro che finta di nulla.

La molestia succede perché c’è chi il potere ce l’ha e chi no. Succede perché chi ce l’ha pensa che le donne gli spettino, che siano cose da avere, da collezionare, come le macchine, gli orologi costosi, le barche, gli abiti di sartoria. Che siano oggetti su cui esercitare un diritto di proprietà. La molestia succede perché lì dove ci sono sogni, necessità e ambizioni c’è chi ne approfitta. E c’è chi dice che “È sempre stato così”.

#quellavoltache a ventidue anni il direttore del doppiaggio mi chiese di sedermi sulle sue ginocchia.

#quellavoltache un regista importante mi disse: «Cos’è? fai la preziosa per quello sbrego di carne fresca che hai in mezzo alle gambe?».

#quellavoltache un autore mi contattò per scrivere un libro a quattro mani e dopo mi inviò una “foto personale” su dove voleva che le mettessi.

#quellavoltache la puzza del cesso di un teatro mi ha fatto compagnia nascondendomi dall’uomo di potere. Aspettando che se ne andasse.

La molestia non è corteggiamento, la molestia non è un modo per tentare un approccio. L’idea che le donne debbano giocare in difesa, che non possano farsi avanti, ha creato generazioni di analfabeti sessuali, incapaci di leggere i segnali non verbali delle persone che hanno davanti, indifferenti rispetto alla volontà e al desiderio altrui, terrorizzati da una sessualità libera e anarchica in cui uomini e donne si incontrino alla pari, scambiandosi i ruoli in modi imprevedibili.

#quellavoltache a Firenze per rientrare sola da teatro a casa mi feci un quarto d’ora camminando con un cacciavite nella tasca del giacchetto. Perché si cresce nella convinzione che prima o poi ti succederà qualcosa, si vive nel terrore di ogni ombra, di ogni sconosciuto, di ogni vicolo e non è una bella sensazione.

#quellavoltache il primario dove facevo tirocinio mi toccò il lato B. Andai dalla direttrice, mi mise a tacere, era una suora. Avevo 17 anni, lui 62.

#quellavoltache a diciotto anni fui molestata dal datore di lavoro. Dissi tutto al mio fidanzato e lui rispose: «In qualche modo lo avrai provocato».

#quellavoltache accettai di fare un tour gratis in taxi a villa borghese e abusò di me. E solo vent’anni dopo riesco a parlarne.

#quellavoltache mi dissero che era colpa mia se avevo ricevuto certe attenzioni perché «una ragazza non può uscire sola di notte»

#quellavoltache nel cinema della parrocchia un uomo mi mise le mani tra le gambe, dicendo di stare zitta. Avevo nove anni, non l’avevo mai detto prima.

quellavoltache 18 anni colloquio per hostess: «Se ti prendo la mano o ti tocco qui, che differenza fa?» e la vergogna come fosse colpa mia.

Ci hanno tenute nel silenzio e nella paura per secoli, per millenni, minacciandoci di ritorsioni, mettendo in dubbio la nostra parola, trattandoci da bugiarde, tentatrici e manipolatrici. Ci hanno dato delle opportuniste e delle puttane. Ci hanno accusate di voler rovinare poveri uomini innocenti. Ci hanno messe le une contro le altre, promettendo protezione a quelle che si prestavano a fare le poliziotte per conto di un sistema che le usa e le umilia. E ora che tutte insieme abbiamo alzato la voce, vogliono metterci a tacere dicendoci di non fare le vittime.

Ma noi non siamo vittime, noi siamo arrabbiate. Noi siamo furiose e determinate. Non ci faranno tacere, perché noi non ci vergogneremo mai più.

 

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