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Il biglietto di scuse mi manda ai matti.

No, scusate, capisco di dover circostanziare l’affermazione. Un ventisettenne vicentino ha rapito, stuprato e accoltellato l’ex fidanzata. Non accettava di essere lasciato, come tanti ominicchi cresciuti con l’idea di non poter accettare un “no” da nessuno, meno che mai da una donna. L’ha accoltellata, mollata lì a morire ed è andato a impiccarsi, ma non prima di aver lasciato un biglietto di scuse alla famiglia e a lei.

Il biglietto di scuse. Sarà un’ora che ci penso. Il biglietto di scuse. Prima l’accoltelli e poi ti scusi tanto.

Lei è in ospedale, ora, in stato di shock (e vorrei vedere: speriamo si rimetta presto) e lui è morto. Non fa differenza: morto o vivo, nessuno gli avrebbe puntato il dito contro come rappresentante di un pensiero diffuso. Vivo, lo avrebbero processato, messo dentro per qualche anno e poi rimesso in libertà per buona condotta, come tanti stupratori e assassini di donne. Avrebbero attribuito tutto a un “raptus” (il solito raptus che ti fa compiere azioni in sequenza: rapimento, stupro, accoltellamento, lettera di scuse, suicidio), avrebbero detto che “Non ce la faceva a sopportare la rottura” (poverino, no?) Insomma, tutto uguale a lui morto. Nessuno che si fermi a mettere in discussione l’idea che non sia normale reagire a una rottura con lo stupro e il tentato omicidio.

Guardate i commenti. C’è gente che racconta i suoi scatti d’ira per essere stato lasciato, pur escludendo la violenza: è considerato normale, ragazzi, dare fuori di matto per essere stati lasciati. Essere lasciati è un’ingiustizia, una cattiveria, una cosa che non si deve fare. Non una cosa che succede, che fa bene anche a te, perché stare con qualcuno che non ti ama è molto ma molto peggio che stare da soli, almeno sulla lunga distanza. Queste colpevoli di non devozione eterna vanno punite in qualche modo. Magari si esagera. Però poi si chiede scusa!

Ma scusa di che?

Non lo capisco, davvero: “Scusa se ti ho stuprata”? “Scusa se ti ho ammazzata”? Scusa di che? Di cosa ti stai scusando? No, aspetta, aspetta, ce l’ho: “Scusa se ti ho amata troppo”, giuro che lo direbbe, rigorosamente dopo aver estratto il coltello o la pistola per ammazzare te o tua sorella, e quando esce la bara la gente applaude come se uscisse un’eroina, la donna che s’è immolata per amore. Ma andate tutti a cagare. Quanto alla ragazza accoltellata, spero che la nota se la porti in bagno per farne l’uso acconcio alla funzione.