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Habemus-Papam-gall3Pensate un po’ a quante cose enormi, epocali sono successe da quando siamo vivi. Solo negli ultimi vent’anni e spicci della nostra esistenza abbiamo visto crollare il Muro di Berlino, è nato l’euro e l’Europa unita senza frontiere, gli Stati Uniti hanno subito il più grave attacco di tutti i tempi sul loro territorio e hanno eletto un presidente figlio di un immigrato africano e di una donna bianca, nato alle Hawaii, sposato con una donna i cui avi erano arrivati sulle navi dei trafficanti di schiavi. In tutti questi cambiamenti della storia umana, la Chiesa Cattolica era rimasta uguale a se stessa, immutabile e testarda nel suo aggrapparsi a una tradizione obsoleta. Poi, oggi, Gesù si è dimesso.

Perché il Papa mica è un CEO, un amministratore delegato qualunque. Il Papa è il Vicario di Cristo in Terra, e quindi se si dimette il Papa si dimette Gesù. Gesù dice “Scusate, non ce la faccio” e se ne va. Già quando morì Madre Teresa venne fuori che aveva passato gli ultimi anni della sua vita a gestire un gigantesco ordine religioso senza essere più – nell’animo – religiosa. Ora questo: il Papa che si licenzia per motivi suoi. Il massimo dell’anarchia, il minimo del potere divino. Se neanche Dio può tenerti inchiodato al Soglio fino alla morte come tutti i tuoi predecessori negli ultimi settecento anni, che Dio è?

È un Dio ampiamente depotenziato, questo. Un dio con la “d” minuscola, più simile a quello delle strisce di Cavezzali negli anni ’90 che al potente principio divino che tutto vede, incluso te nel seggio che voti per i comunisti quando non dovresti. È un Dio che non dico è morto, ma si è preso quantomeno una bella influenzona.

Oggi si è dimesso Gesù. I nostri nipoti e bisnipoti se la faranno raccontare, questa storia.