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Dire qualcosa di sinistra

Ieri ho fatto una cosa che sapevo essere rischiosa: ho scritto un pezzo sulle dichiarazioni di Carlo Calenda riguardo alla questione migratoria. Era un pezzo d’opinione, ma dietro l’ironia di alcuni passaggi c’è un messaggio molto serio. E se non lascio cadere la questione è perché penso sia centrale: non tanto per la leadership di Calenda, quanto in generale per l’approccio problematico che la sinistra italiana sembra avere ad alcuni dei suoi valori fondativi.

La reazione di Calenda è questa.

Cominciamo dalla questione “ius soli”: essere a favore è il minimo sindacale per chi voglia dirsi di sinistra. Non è il caso di pretendere medaglie per una cosa così banale. La “regolarizzazione”, idem, per quello che vuol dire: è un fatto che durante il governo Renzi/Gentiloni la Bossi-Fini (fonte di buona parte dei problemi di irregolarità) non sia stata toccata. E che i “flussi”, ragazzi, siano governabili se li governi, non se appoggi il lavoro di Minniti, che è costato al PD più voti di quelli che pensava di guadagnare con un elettorato non suo.

La foto con Bannon non è stata una scelta mia ma della redazione: io avevo bello che rimosso la cosa, forse per orrore, ma visto che torna fuori diciamola tutta. “Asfaltare” è un termine orrendo che ripropone le solite dinamiche machiste per cui l’interlocutore non è tale ma è un avversario da annientare, ed è anche un termine molto comune sui siti di gossip con riferimento a personaggi che vivono interamente dentro i reality show. Non certo un termine che dovrebbe avere cittadinanza nella sfera politica.
Bannon non è Tina Cipollari così come Carlo Calenda non è Gemma Galgani: è sicuramente un avversario, ma non doveva essere un interlocutore. Con i nazifascisti non si discute, non c’è dialogo: la nostra stessa Costituzione vieta l’ingresso del partito fascista nel dibattito democratico. I padri e le madri costituenti sapevano benissimo che era impossibile dialogare con chi chiede l’annientamento di ogni libertà. Bannon è un difensore della supremazia dei bianchi appoggiato apertamente dal Ku Klux Klan: di quell’incontro non rimane il fatto di averlo “asfaltato”, ma solo quelle foto sorridenti, da uomo che accetta il confronto con uno che in fondo ritiene essere un suo pari. C’è una logica della soddisfazione personale, qui, che non fa un buon servizio alla causa della democrazia. Perché Bannon ha avuto quello che voleva: l’ennesima legittimazione, questa volta non dalla sua stessa parte politica ma da quella avversa.

Torniamo al punto centrale. Qui cito Eleonora Camilli.

Il minestrone che si fa di continuo riguardo agli stranieri in Italia ha dell’incredibile. Non si distingue fra residenti regolari e irregolari e richiedenti asilo, si dà per scontato che chiunque arrivi sia “clandestino”, per usare il termine di Salvini. Lo ripeto: nessun essere umano è “clandestino”, tantomeno “irregolare” per scelta. Chi arriva qui può essere una buona o una cattiva persona, come tutti, ma arriva qui perché era più sicuro scappare che rimanere dov’era. La situazione degli accordi internazionali con i paesi africani per visti e passaporti rende impossibile arrivare con il famoso EasyJet di cui si riempiono la bocca gli ignoranti. E chi arriva, essendo un umano come tutti, ha il diritto di chiedere protezione. Se si critica il famoso lavoro di Minniti è perché ha fatto dei morti che non vediamo, oltre a quelli che continuiamo a vedere.

La sinistra, per tradizione, sta con i poveri, i deboli, con chi ha bisogno d’aiuto. La sinistra è la casa dei lavoratori, degli oppressi, di chi non ha niente. Nasce così, per dare una voce a quella parte della popolazione che una voce non ha. E se faccio le battute – e lo so che sono facili – sui salotti dei Parioli è perché la mutazione altoborghese della sinistra è la sua morte. A che serve studiare, essere bravi, essere competenti, se poi si perde l’empatia di base con gli altri? Se non si mette in discussione il funzionamento del sistema economico, cercando un compromesso fra il desiderio di progresso e quello di non lasciare indietro nessuno, ma proprio nessuno?
Se pensate che questo sia essere “duri e puri”, e che questa specifica durezza e purezza vi disturbi, forse non siete così di sinistra. Non muore nessuno, eh (anzi, qualcuno sì, ma non siete voi). Si può essere anche di centrosinistra, di centro, di destra. Ma non stiamo parlando di fare la rivoluzione del proletariato, qua. Stiamo parlando del minimo. Come lo ius soli. Il minimo sindacale per dirsi di sinistra. Diritti, lavoro, pace, umanità, accoglienza. Se mancano queste cose, manca la sinistra.

Uso spesso l’ironia per veicolare cose che ritengo importanti: e quando parlo di leadership, di come andrebbe ridiscussa, di come sia essenziale incorporare le istanze e la visione del femminismo nel nostro modo di essere leader, è perché credo sinceramente che il cambiamento passi da lì. Dalla solidarietà come valore fondante, dall’empatia con l’altro, dalla tutela dell’ultimo. Ma anche – e vorrei scriverne: mi pare un punto centrale che va esaminato – da una revisione radicale dei valori della nostra società. Se continuiamo ad alimentare un sistema che valuta in maniera positiva solo chi ha successo, chi è ricco o ha una voce che conta, continueremo a generare frustrazione e rabbia in chi invece sente di non contare. E qui non parlo di migranti, parlo di persone che hanno un tetto sulla testa, un lavoro sicuro, ma sentono di non essere nulla. E hanno bisogno di qualcuno che li faccia sentire vendicati. Qualcuno che dia loro dei bersagli su cui sfogarsi. Un idolo, un feticcio da ammirare senza condizioni, azzannando chiunque provi a criticarlo. Un capo carismatico, quasi sempre maschio, con il piglio del maschio, le dinamiche dei maschi. Perché maschio è meglio, no?

Quando ho scritto quel pezzo, ieri, sapevo di rischiare che mi sciogliessero i cani. Gli insulti e gli attacchi sono parte del muro con cui circondiamo le donne che alzano la voce: è un metodo educativo, state attente o vedete cosa vi succede.
A chi è d’accordo con me ho sempre chiesto di esprimersi in maniera educata e civile. L’ho fatto anche in situazioni difficili, in territorio molto ostile. Mi pare importante continuare a farlo, come mi pare importante tenere il punto sulla questione, perché se dobbiamo stare tutti dalla stessa parte politica è essenziale starci in maniera chiara e senza equilibrismi. Oppure diciamoci che non è così e conserviamo il rispetto umano pur nella divergenza di opinioni. Guardate che si può fare.