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Leggere, scrivere e far di conto: del perché l’analfabetismo funzionale fa male anche a te

IMG_2147Quando si parla di analfabetismo funzionale a me viene sempre in mente Mascetti che fa la scena della supercazzola. La supercazzola funziona per due motivi: non ha nessun senso per chi ascolta e a Mascetti basta usare un tono serissimo come se stesse facendo un discorso sensato. Solo il macellaio gli risponde “Non ho capito un cazzo”, ma lo fa affilando il coltello, e quando il conte decaduto e disarmato incontra il macellaio armato, il conte decaduto abbozza. Nessuno, però, gli dice: “O Mascetti, supercazzola ‘un vor di’ una sega, tarapia tapioco come se fosse Antani la tu’ sorella”, perché metti che invece la parola esista.

Se non la sai, la parola non esiste. Se non sai che una parola esiste, non puoi usarla per descrivere un oggetto, un sentimento, una sensazione, un’azione, una situazione. Meno parole sai, meno sei in grado di difenderti dai Mascetti del mondo, ma soprattutto non capisci cosa ti dicono quelli che non sono il Mascetti, ma stanno cercando di comunicarti un’informazione che per te ha valore. Storicamente, chi detiene il potere ha interesse a far sì che la gente legga e studi il minimo indispensabile: un atteggiamento che non era affatto comune nel dopoguerra, quando mandare i figli a scuola era un vanto e un motivo di grandi sacrifici per i genitori, istruirsi una cosa onorevole e l’ignoranza tutt’altro che un motivo di orgoglio. Quando la gente si istruisce, o prova a istruirsi, legge, si informa, si dà gli strumenti per capire non solo la realtà ma anche le possibili implicazioni delle proprie azioni, la responsabilità è meglio distribuita. Se invece il tuo obiettivo è accentrare, la cosa più furba che tu possa fare è incoraggiare l’ignoranza: celebrarla, glorificarla, farla diventare una condizione aspirazionale, di purezza. E allora dagli con la mistica del rapper che ha imparato all’università della strada, del meccanico con le manazze ruvide che fa sospirare le intellettuali di città annoiate dalla vita moderna, del leghista che non ha studiato ma è uno del popolo, del grillino che legge solo status di Facebook ma si sente migliore dei politici di professione, della mamma – eh, la mamma! – che non ha studiato e non lavora ma è una mamma e quindi capisce tutto. Lo studio diventa una condizione di inquinamento dell’anima, uno stato di progressiva corruzione: più sai, più la puoi impapocchiare a chi non sa. Se sai, diventi parte del sistema che cerca di mettercela in culo a tutti.

Si impoveriscono le scuole, si smantella il dibattito culturale o peggio, lo si confina a un parlarsi addosso misto a gran rottura di coglioni. Gli scrittori si recensiscono entusiasti a vicenda, ogni tanto qualcuno si ricorda anche di raccontare una storia che la gente capisce e quel qualcuno è Fabio Volo. “Che la gente capisce” è la chiave, qui. Se tre italiani su dieci sono analfabeti funzionali, stiamo parlando più meno di venti milioni di italiani, giusto? Venti milioni di italiani, amici vostri – forse pure voi che leggete, se siete riusciti a seguire fino qui – che hanno difficoltà a comprendere un testo scritto, che non riescono ad appassionarsi a un romanzo perché fanno fatica a capire le parole, si stancano. La lettura non dà loro piacere, ma fatica. In quei due, tre, quattro milioni che comprano Fabio Volo (quanto vende Fabio Volo? Diciamo due, tre, quattro milioni) ce ne sono tantissimi per cui la prosa soggetto-verbo-complemento, lutto-amore-divorzio-paternità è il massimo dello sforzo intellettivo a cui arrivano. “Mi rilassa”, dicono le vostre colleghe. “Quando torno dal lavoro ho solo bisogno di scaricare il cervello”. E grazie tante. Più rilassante di quella roba lì, giusto un pediluvio.

Tre italiani su dieci che non sanno capire un articolo di giornale oltre a un boxino sulle chiappe di Pippa Middleton. Tre italiani su dieci che non capiscono una manovra finanziaria neanche concentrandosi moltissimo (e io sono fra quei tre, sereni: infatti leggo molto nel tentativo di rimediare, e di sicuro non me ne vanto). Tre italiani su dieci che non hanno idea di come funziona il mondo, ma pretendono di andare in Parlamento a gestirlo perché loro sono migliori di voi. Tre italiani su dieci che votano senza averci capito un cazzo, perché – ripeto – non sanno leggere.

Li riconosci perché scrivono su Facebook senza punteggiatura, con i puntini al posto dei punti, con le virgole al posto dei puntini, con abbreviazioni inutili, senza congiuntivi, “ai” e “o” usati come verbi. Li riconosci perché se provi a parlarci di politica partono con dei pipponi in cui si contraddicono ogni due frasi, pretendono che tu provi “con dati statistici” ogni cosa che dici (ma non sono in grado di fare altrettanto), non capiscono quello che scrivi.

Non. Sanno. Leggere.

Sostengono opinioni razziste, ma se gli fai notare che sono razziste vanno in bestia perché secondo loro li hai insultati (l’opinione rimane razzista). Li riconosci perché sono convinti che tutte le opinioni siano uguali e parimenti degne di rispetto e non capiscono – non hanno la struttura mentale per farlo – che ci sono opinioni sostenibili e opinioni insostenibili. Sembrano scemi e invece sono solo gente che ha smesso di leggere libri dopo la maturità, se l’hanno presa. In molti casi sono laureati, non si capisce esattamente come. Cascano in tutte le bufale che gli passano davanti e le inoltrano: si fidano del “Fate girare!!!” e non controllano mai una fonte che sia una. Il post con la bufala che stanno facendo girare non l’hanno letto, e se l’hanno letto non l’hanno capito, e se l’hanno capito non sanno che gli articoli scientifici fatti bene non si basano su dicerie ma riportano studi accreditati. Sono quelli che spalleggiano Vannoni, sì, Vannoni, quello che fa le iniezioni di brodino di pollo e le chiama miracolo. Sono quelli che non sanno leggere, punto.

Sono quelli lì. Gente che se gli fai presente che c’è differenza fra opinioni, aneddoti e fatti ti aggredisce, perché per loro è tutto uguale.

Nel mio paese d’origine, quando uno parla “difficile” (cioè: l’interlocutore non lo capisce) gli dicono “Parla potabile”. Non ho mai capito fino a oggi perché quell’espressione mi irritasse tanto, ma ora lo so: “potabile” non vuol dire quella cosa lì che pensi tu. “Potabile” vuol dire un’altra cosa. Se anche la parola che usi per chiedermi di semplificare la terminologia che uso è sbagliata, cosa vuoi che faccia io per te? Che punti il dito verso i colori come l’ispettore Catiponda ed esclami “Il giallo!”? Ti faccio un disegnino? Chiamo la maestra di sostegno?

E pensare che basta così poco. Un libro della madonna (non di Fabio Volo: della madonna!), un articolo al giorno ma scritto bene e documentato meglio, un po’ di fact-checking su un argomento controverso (Wired ne fa di ottimi e in italiano, se tutto il tempo che potresti usare per migliorare l’inglese lo metti nel perculare quello di Renzi), un reportage su un paese in guerra, un articolo scientifico. Senti il tuo cervello che si espande e si contrae per masticare le cose nuove che gli stai dando da mangiare. Rileggi Moby Dick senza saltare le parti sulla caccia alla balena*. Leggi Moby Dick. Leggi Ritratto di signora. Leggi Giro di vite, ma leggilo di giorno ché di sera ti caghi sotto. Leggi Rosemary’s Baby. Leggi tutti gli Harry Potter in fila. Due volte. Leggi tutto John Wyndham, non importa quale. Leggi la serie dei libri da cui è tratto Game of Thrones, no, seriamente, leggili che spaccano, ti ci vuole un anno ma leggili, è un anno speso bene: valgono come un trattato di geopolitica applicata, ma sono molto più goduriosi. Leggi Jeanette Winterson, Augusten Burroughs, E. M. Forster. Non leggere Thomas Hardy, era un deprone, anzi leggilo perché era un deprone sublime. Leggi Edith Wharton. Leggi Kurt Vonnegut. Leggi Tom Robbins, ma quelli vecchi, ché quelli nuovi hanno un po’ perso lo smalto. Leggi Benni, Pratolini, Calvino, Arbasino, Ginzburg, Morante. Leggi le biografie dei musicisti, che sono sempre uno spasso. Leggi The Hunger Games. Leggi i libri che raccomandiamo su The Book Girls, noi li abbiamo letti tutti e se sono brutti te lo diciamo. Leggi, cazzo, è la cosa più bella del mondo. Giuro.

 

* Colpevole, vostro onore: ma all’esame di letteratura angloamericana feci comunque un figurone, Moby Dick mi aveva scavato dei tunnel nel cervello e dissi cose che neanche so io come. Del resto,  quando ero piccola i miei si privavano del cibo per comprarmi i libri. Mica scherzo.

57 Risposte a “Leggere, scrivere e far di conto: del perché l’analfabetismo funzionale fa male anche a te”

    1. Mi sembra giusto e commovente che mi si chieda conto dell’unica parola inesistente (è colloquiale per “depresso”, ma la Crusca non l’ha ovviamente assimilato).

      1. 🙂 da 20 minuti cercavo,su tutti i dizionari disponibili on line…

        Grazie per l’articolo!
        Alessandro

        …Più rilassante di quella roba lì, giusto un pediluvio….

        ahhhahahahhhahha

    1. Non lo so! Sono andata a memoria. Era l’unica cosa di Maccio Capatonda che mi abbia mai fatto ridere, ma non riesco a distinguere fra Catiponda e Maronno (e questo è uno dei motivi per cui Maccio Capatonda non mi fa ridere).

  1. Bah, ho letto l’articolo linkato, ho molte perplesssità che riassumo evidenziando il fatto che una persona che “non capisce i termini di una polizza assicurativa” non è un analfabeta funzionale, ma semplicemente un non addetto ai lavori .

  2. Che poi, dovendo dar seguito all’incipit “Quando si parla di analfabetismo funzionale a me viene sempre in mente Mascetti che fa la scena della supercazzola”, io mi attendo come conseguenza che il macellaio dica “O Mascetti, anlfabetismo funzionale ‘un vor di’ una sega, tarapia tapioco come se fosse Antani la tu’ sorella”; senonchè il post sembra concordare con l’articolo linkato, ma ovviamente sono un analfabeta funzionale.

  3. Beh … anche tu non scherzi. A me pare che “se provi a parlarci” non va bene. Dovrebbe essere “se provi a parlare loro”. “partono con dei pipponi in cui” dovrebbe essere “… con dei pippioni nei quali”. O no ??!

    1. “Provi a parlare loro” è errato, ci va “con”; “parlarci” è assimilato da decenni, come mi insegnò il mio professore di linguistica all’università.
      Per il resto, il post è scritto in un registro colloquiale e quindi adotta colloquialismi.

      (Ah, lo spazio va dopo la punteggiatura, non prima. E due punti interrogativi non servono a niente. Le critiche costruttive sono sempre utili, ma le accetto più volentieri da chi mi dimostra una padronanza perfetta di grammatica e ortografia.)

  4. Ho appena finito di lavorare ad un progetto sul tema analfabetismo e analfabetismo funzionale. Abbiamo cercato di capire le problematiche e le difficoltà di queste persone e le cause che li portano a diventare semi-analfabeti. In questo articolo queste persone vengono descritte come dei sempliciotti ignoranti che non hanno voglia di prendere in mano un libro, la trovo una descrizione superficiale con un tono altezzoso tipico dei nostri giovani intellettuali che pensano di poter giudicare senza lo sforzo di cercare di capire. Forse la giornalista in questione non si è mai presa la briga di andare a parlare con uno di questi analfabeti in uno dei centri dove vengono aiutati. Forse non sa la giornalista che in Italia, a differenza di altri paesi europei, trovare uno di questi centri non è così facile e forse non sa nemmeno che tra i milioni di analfabeti in italia si contano molti immigrati che ovviamente si trovano nella condizione di analfabetismo funzionale dovendo fare i conti con una lingua che non è la loro. E quando mi parli di leghismo e razzismo ti rispondo che è ovvio che individui analfabeti sono più facilmente manipolabili, ma non significa che siano persone stupide. Gli stupidi sono stupidi e basta, conosco stupidi leghisti che leggono Dumas senza problemi. Il momento più fastidioso dell’articolo è senza dubbio la lista degli autori e libri che secondo la giornalista ogni “alfabeta” che si rispetti dovrebbe leggere. Un tantino presuntuosa, no?

    1. Ciao Viola,
      Non sono una giornalista. Questo è il mio sito personale e faccio le considerazioni che ritengo opportune – senz’altro criticabili: ci sta – sulla base di un articolo di cui fornisco il link.

      Sulla questione dei suggerimenti: non si tratta di un prontuario di libri “da leggere per essere intellettuali”, ma di una lista di autori e libri che io ho amato e non perché poi mi sono sentita più intelligente, ma perché leggerli mi ha dato piacere e in alcuni casi sono stati un’ispirazione.

      Sul resto mi pare che tu confonda analfabetismo totale con analfabetismo funzionale, e forse leggere il pezzo di Wired ti aiuterebbe a capire la differenza.

    2. A proposito di presunzione, faccio mestamente notare che l’utilizzo distaccato del termine giornalista, l’incipit del commento con l’elevazione personale ad esperta (“ho appena finito di lavorare sul tema ..” ) e l’elenco dei tuoi fastidi personali sono figli della stessa presunzione.

      bye

  5. Bellissimo!

    P.S. Tutti quelli che continuano a farneticare di “deprone” sono come i dipendenti della megaditta che ripetono a pappagallo “montaggio analogico” al dibattito sulla corazzata potemkin di Guidobaldo Maria Riccardelli.

  6. L’aspetto più terrorizzante è il “far di conto”, per me.
    Perché è il secondo passaggio (è vero che un analfabeta può imparare molta matematica, ma serve una didattica specifica e non è disponibile) e perché ha numeri ben superiori (e porta ancora di più a scelte sbagliate).

    ps: chi non capisce le condizioni di polizza è un analfabeta funzionale (almeno in forma lieve), sono scritte in normale italiano senza termini tecnici.

    1. Io non so contare, ma proprio che sono una pippa vera, e vorrei dire che non ne soffro, ma ne soffro eccome.
      Sulla polizza: l’analfabeta funzionale non la legge. Il non analfabeta la legge, se trova qualcosa che non capisce lo cerca o chiama l’assicuratore per farselo spiegare. Tante volte la differenza è anche solo quella, ovvero sapere quando è il caso di chiedere.

  7. Ora trollo più documentatamente:
    il concetto di analfabetismo funzionale indagato dall’OCSE con i test descritti nel rapporto su cui si basa (anche) l’articolo di Wired è rivolto esclusivamente ad applicazioni praticissime e non c’entra una ceppa nè con la letteratura nè con la cultura libresca (ehi grammarnazi, c’entra e/o centra ?!).
    Allora, per restare nel concetto di analfabetismo funzionale come definito dall’OCSE, la letteratura deve restare proprio fuori dalla discussione.
    A meno che non si voglia sostenere l’opinione che le biografie dei musicisti mi insegneranno a leggere un bilancio, un’equazione, un bugiardino o un contratto.

    1. Il punto dell’articolo è proprio quello, invece.

      Leggere e informarsi è l’unico modo per “curare” l’analfabetismo funzionale/di ritorno.

      Più leggi e più ti abitui a capire testi “difficili”, meno fatica farai in futuro a comprendere un bilancio, un’equazione, un contratto, un bugiardino e una polizza assicurativa.

    2. Anche a me l’articolo ha dato un vago fastidio, pur condividendolo al 99%. Quindi comincio con il 99%

      Ho a che fare quotidianamente con analfabeti funzionali, gente che mi spara supercazzole lette e citate pari pari senza capire un cavolo di quel che c’è scritto dentro. Analfabeti funzionali che PRETENDONO di capire testi di meteorologia, medicina, economia senza saper andare oltre il famoso verbo-predicato-complemento. E ovviamente li capiscono come il guru di turno glie li ha letti: “Vedi? Qui c’è scritto “signoraggio” (o “geoingegnerica” o “autismo”) Quindi è vero quel che ti racconto sulle scie chimiche, il Bildberg o i vaccini”. QUesti pero’ non sono solo i

      Il problema esiste, è quel che si descrive qui, e ha conseguenze tragiche, non solo di infinocchiamento della gente ma, quando questa gente vota, ha conseguenze tragiche per tutti.

      C’e’ anche un particolare che va sottolineato. Gli analfabeti funzionali gravi, quel 30% che non va oltre il “verbo-predicato-complemento” sono solo una parte del problema. Ce ne sono quasi altrettanti che non capiscono un testo scritto un po’ complicato, E vengono infinocchiati pure loro. Gli analfabeti funzionali poi spesso non sono scemi, capiscono le cose se glie le spieghi bene a voce (non a caso i complottari e fuffari usano video di youtube, spesso pallosissimi monologhi del guru).

      Sul cosa fare. Il consiglio di leggere è sacrosanto. Ma purtroppo limitato. Leggere aiuta ma devi voler leggere. Se sapessi abbastanza russo per leggere i classici sicuramente il mio zoppicantissimo russo subirebbe un salto quantico. Ma non lo so. Lo stesso vale per chi non riesce a leggere se non a fatica. Certo non legge qui.

      Fare video in cui si invita la gente a leggere? Video che spiegano la realtà per analfabeti funzionali? Boh, onestamente non lo so.

  8. Ottimo pezzo,
    solo un paio di appunti: a volte semplificare è necessario: se non riesci a farlo, soprattutto dopo avere studiato per anni, secondo me ti manca qualcosa (ricordo che semplice NON è facile: semplice è leonard cohen facile è ligabue per usare un paragone musicale) in più non sarai in grado di comunicare efficacemente con chi non è in grado (ad esempio un lettore di fabbio volo).

    Hai dimenticato un tipo umano: l’accademico della crusca de noantri, molto di moda in questo periodo, quello cioe’ che in ogni contesto deve sfoggiare la sua presunta superiorita’ linguistica e/o logica e/o retorica: lo trovo fastidioso quanto un ignorante verace.

    per il resto ancora complimenti per l’articolo: fornisce degli spunti di riflessione il che, di questi tempi, non è poco.

    p.s. parla potabile si usa anche a Torino perlomeno nella mia zona
    p.p.s The Hunger Games no: te prego 😀

    buona giornata, Andrea.

  9. “Analfabeta funzionale” è uno che nonostante sappia leggere e scrivere, ha gravi problemi ad esprimersi in forma scritta, a capire delle istruzioni. In casi più gravi si hanno difficoltà a capire i segnali stradali o a consultare un dizionario, per esempio. Spesso l’analfabetismo funzionale comporta problemi ad usare qualsivoglia tecnologia di tipo informatico (pc, navigazione in internet, cellulari…).

    Un analfabeta funzionale ce l’ho in casa, cioè io sono in casa sua: mio padre.
    Visto che a leggere e scrivere te lo insegnano alle elementari e l’analisi dei grandi temi letterari alle superiori, spesso il fenomeno coincide con una bassa scolarizzazione.
    Infatti, in ambito accademico, si preferisce il termine ‘illetteratismo’.

    Detto ciò: siamo sicuri che gli analfabeti funzionali siano dei brubrì che non hanno voglia di aprire un libro o c’è dell’altro?
    La sensazione che mi da l’articolo è la prima, delle due.
    In tutto ciò come può aiutarci Kurt Vonnegut?

    Poi ci sarebbe tutto un discorso a parte sugli imbecilli acculturati.
    Per intenderci, quelli che “In molti casi sono laureati, non si capisce esattamente come”.
    O “i leghisti che leggono Dumas”.

    P.S. Ma soprattutto, che è sta ferocia nei confronti di coloro che non amano leggere? Ci siamo tanto convinti che leggere 20 libri l’hanno fa figo e ti marchia a fuoco come intellettuale da non accettare l’idea che a qualcuno non piaccia.
    Da una parte “lasciamo che chiunque scelga con chi sposarsi” (e sono d’accordo) ma dall’altra parte stigmatizziamo milioni di persone in blocco perché a loro ” La lettura non dà loro piacere, ma fatica.”
    Embè? Cosa dovremmo avere contro coloro a cui non piace leggere?

    Dopo il sessismo e il razzismo: il librismo!

    1. No, il punto è proprio che leggendo e studiando inizi a uscire dall’analfabetismo funzionale. Più leggi e più capisci.

      Certo, è chiaro che leggere Kant, Dostoevskij e simili all’inizio sia pesante, ma dopo averci fatto l’abitudine (cosa che dovrebbe iniziare da bambini con libri di vari livelli) sarai in grado di leggere qualunque cosa senza sforzo, o, nei casi di argomenti specialistici, avrai gli strumenti per riuscire a informarti su ciò che non capisci. La lettura non sarà mai più una fatica.

      Non c’entra proprio nulla l’essere intellettuali, queste sono le basi minime: cercare su Google la fondatezza di una notizia prima di condividerla per non diffondere bufale è il minimo, così come leggere le notizie sempre con spirito critico.

      Siamo in un Paese dove la gente va a votare ignorando completamente il meccanismo legislativo e, per esempio, dà la colpa a Napolitano per aver promulgato una legge, perché crede che sia stato lui a scriverla e approvarla. Non so se ti rendi conto della gravità della situazione.

    2. Parlare di un fenomeno non significa necessariamente stigmatizzare le persone che colpisce. Il fatto che negli ultimi vent’anni si sia tolta progressivamente enfasi alla formazione incoraggiando l’anti-intellettualismo è un fatto, come è un fatto che tre italiani su dieci non siano in grado di leggere. La lettura (in particolare di testi complessi, nel senso di testi strutturati, con un filo narrativo, un vocabolario ricercato) è un’abilità acquisita: se non la eserciti la perdi.
      Anche questo è un fatto.
      Uno può prenderne atto, oppure difendere a spada tratta l’idea che non faccia nessuna differenza, anche in faccia all’evidenza. Ma personalmente suggerisco di rivalutare l’idea che leggere, oltre che essere piacevole, sia anche utile per esercitare un’abilità che diventa essenziale in un mondo complesso come il nostro, in cui l’informazione su temi delicati come la politica o la scienza è ancora largamente verbale.

      1. Non ho mai detto che non faccia differenza, che il fenomeno esista o meno. Non ho specificato nemmeno il contrario quindi capisco l’equivoco.
        Quale che sia la causa dell’analfabetismo f., sono più che convinto che sia un male per tutti. Di fatto è il titolo del post.
        Tutto il discorso su come la lettura ci renda più ricettivi nei confronti dell’universo mondo si riassume in: leggere allena il cervello e sono d’accordissimo.

        Allo stesso tempo credo che nel calderone di chi è ignorante per scelta (come qualunque ignorante sotto in 30/40 anni nel 2014), ci finisca anche la larga parte di coloro che non hanno una scolarizzazione, se vogliamo, mancano loro gli strumenti per avere anche solo la voglia di aprire un libro. O di farsi venire la fantasia di acquistarne uno.
        Avvertivo, appunto la già, citata stigmatizzazione in “la lettura da loro fatica, non piacere” ma adesso ho capito che era una constatazione.

  10. Certo, adesso faccio l’abitudine a “Kant, Dostoevskij e simili” e poi via, a ridiscutere di anatocismo sul mio conto corrente (e mi incazzo comunque con Napolitano perchè la legge non è obbligato a promulgarla ma può rispedirla alle Camere)

  11. Ciao Giulia,
    sono anni che non ci vediamo (ero una liceale), ma per caso ho letto questo articolo e ho trovato finalmente un modo efficace, eloquente ed esaustivo (i tre termini che riassumo in “parlare potabile” anch’io che, più che amare l’espressione, trovo renda l’idea) per esprimere una situazione che spesso mi fa riflettere rispetto al suffragio universale.
    Non ho trovato alcuna presunzione né “scientificità”, che infatti non arrogavi, ma un tentativo nobile di comprensione di quello che succede (…ero stufa di tutte queste parole che finivano in -one, meno male mi sono salvata in corner!)
    Mi trovi d’accordo a 360°, e la letteratura – che certamente non ha a che vedere con l’analfabetismo funzionale – è qui riportata piuttosto per offrire spunti sull’utilità della stessa dell’imparare, in senso lato. A me RIchard Bach, per esempio, dopo libri e libri in cui esprime gli stessi concetti rompe i coglioni, ma mi ha trasmesso un amore per il volo da farmi venir voglia di provare, un giorno. E io che ne sapevo del volo e del volare, non avendo nemmeno la patente? (questo è solo un esempio, non si riferisce a questo post in particolare se non al senso generale di introdurre l’argomento letteratura anche parlando di analfabetismo funzionale)
    Non si tratta di conoscere parole “difficili” o sfoggiarne di desuete (…come ‘desuete’. Mi rendo conto. ^_^ ) ma di comprendere un testo scritto. Vero, ci vuole l’allenamento.
    E trovo che leggere libri sia un passatempo più divertente, per riuscire ad ampliarci, che non leggere tante polizze assicurative. E che alla fine, ci aiuterà anche nel leggere e comprendere le suddette polizze.
    Non è meraviglioso?
    Non si tratta nemmeno di grammarnazitudine (è un neologismo, prima che diciate qualsiasi cosa: me lo sono inventata ora). Esistono delle regole grammaticali apposta per capire COME leggere una determinata frase, e poi un determinato testo. In rete tempo fa ho visto una vignetta molto divertente sull’argomento:
    “Vieni a mangiare nonna” – “Vieni a mangiare, nonna”

    METTI UNA VIRGOLA, SALVA LA NONNA.

    Buona giornata, grazie ancora per questi spunti

  12. Ciao Giulia, grazie grazie grazie per questo bellissimo articolo.
    Mi sono chiesta anche io cosa fosse “deprone” ma poi ho letto i commenti.
    Grazie ancora, come dico con i miei amici quando trovo qualcosa di fondamentale, questo articolo “serve”

  13. Gent.li utenti,
    mi sono accorto di avere appena saltato a piè pari alcune centinaia di righe di un disclaimer baffando “accetta”;
    ho realizzato di leggere le istruzioni di qualsiasi cosa compri (bestemmiando ad alta voce) solo nel puntuale momento in cui ho già incasinato tutto;
    sono un analfabeta funzionale ? sono un pirla ?
    potreste gentilmente consigliarmi una lista dei testi letterari e/o degli autori più adatti per affrontare questo tipo di problemi ?
    Ringrazio e porgo cordiali saluti.

    1. Mmmh no, è un po’ come il comma 22.

      Se ti viene il dubbio di essere analfabeta funzionale, probabilmente non lo sei.
      Però se non ritieni di esserlo, probabilmente lo sei.

  14. Grazie, articolo molto bello e “vero”; non conoscevo il fact checking, vedrò di andare ad approfondire.
    Farei solo un appunto, vi siete dimenticati di inserire Asimov tra gli scrittori, penso che dopo aver letto i suoi libri (e mi sa che di anni qui ce ne vorranno almeno un paio) una persona possa arrivare ad avere un’apertura mentale sul funzionamento del mondo di tutto rispetto.

  15. Ho avuto un esempio lampante di analfabetismo funzionale proprio la settimana scorsa. Ho inviato a due ‘capi CED’ un modulo da compilare per essere spedito ad un cliente francese. Nella e-mail ho indicato come compilare i dati di mia competenza (con l’indicazione precisa in quale pagina fossero da inserire). I due moduli erano identici ed il testo della e-mail era identico.
    I due moduli mi sono tornati compilati.
    Uno dei due capi CED aveva letto, capito e quindi compilato correttamente tutto il modulo.
    L’altro capo CED aveva letto, non aveva capito, ed aveva compilato il modulo riempiendo i campi con i dati senza capire cosa stesse facendo. E quindi sbagliando, omettendo dei dati, compilando dei dati che non erano necessari. Dall’alto della sua posizione (cazzo, io sono il capo CED, mica mi abbasso a chiedere spiegazioni ai colleghi del reparto commerciale, loro sono li per vendere, mica per cose informatiche) non ha avuto l’umiltà di chiedere aiuto per capire.

  16. Questa volta mi costringi a commentare complimentosamente.

    Di solito perdo la pazienza argomentando di oroscopi/sciechimiche/omeopatia
    Userò questo tuo articolo come guida alla comprensione dell’interlocutore, come se viaggiassi indietro nel tempo e mi restasse solo che piangere..

  17. Sto diventando pazza, scusami…
    Non trovo il significato della parola “deprone” e sto andando fuori di testa!
    Devi sapere che sono una maniaca del “non lo so ma devo assolutamente saperlo”: una di quelle che, quando sente parlare di qualcosa che non conosce, deve informarsi all’istante altrimenti sta male!

    Mi fai sapere qualcosa????

    P.S.: articolo sublime! Sono d’accordo su tutta la linea. Purtroppo…

  18. leggo, leggo tanto, leggo da quando ho 7 anni. Instancabilmente , di tutto. Dalla fantascienza hard core di Heinlein ai trattati sulla fisica quantistica. Dai sonetti di Shakespeare a Tondelli, Giudici, Parise, Busi, Greene ( quello dell’universo elegante non il romanziere Inglese) saggistica sulla Matematica, sulla termodinamica ( un libro illuminante è “il secondo principio”) sulla gastronomia molecolare, su come si costruiscono le centrali atomiche, su come si fanno i salami ed i formaggi in casa. Leggo di antropologia culturale, di storia d’italia e del mondo ( santa pace solo una meta-analisi delle fonti richiederebbe une vita intera) eppure mi sento sempre più ignorante. Mi scopro sempre più spesso presuntuoso (perché suppongo di sapere mentre non so un cazzo di certi argomenti) e non passa giorno che non cerchi di svuotare con un ditale (quelle 150 max 200 pagine al giorno quando leggi, e che non tutti i giorni, anzi non tutte le settimane riesci a leggere) oceani d’ignoranza i cui abissi rimarrano, ahimé, insondati, che il tempo non basta mai… Mio figlio legge, ha diciotto anni e legge come un forsennato. Mia figlia 14, non legge manco sotto minaccia delle armi o delle più orribili punizioni ( non poter usare snapchat per due ore! )

  19. Questo articolo spiega perché. il post di questa blogger sia completamente inadeguato nella descrizione del fenomeno soprannominato “analfabestismo funzionale”. Cercate di non farvi affascianre e influenzare dalla bella retorica, se questa nasconde una profonda ignoranza di fondo, o se non ignoranza, un completo menefreghismo del significato reale dei termini che utilizza al solo scopo di creare una filippica sugll’ignoranza nazionale.
    http://www.dudemag.it/attualita/chi-parla-di-analfabetismo-funzionale-e-un-analfabeta-funzionale/

    1. Ciao Mari,

      “Questa blogger” sono io, e leggo i commenti. Sull’articolo potremmo anche discutere, ma l’analfabetismo funzionale include o meno anche sapere dove ti trovi e a chi ti rivolgi? Chissà. In ogni caso, meno aggressività fa bene a tutti, anche a te.

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