Ve lo ricordate, Verybello.it? Non è molto che ne abbiamo parlato, ma abbastanza perché l’argomento scomparisse dal discorso collettivo. Giusto, eh, ci sono priorità che non sono un sito web inutile per turisti che non potranno leggerlo e comunque non sapranno che farsene. Però io sono tignosa, oggi è domenica (che è un po’ diventato il giorno in cui scrivo sul blog, volente o nolente) e ogni tanto vado a controllare a che punto stiamo.
Vi faccio quindi un breve riassunto per tweet. Così si capisce.
Aggiornamenti: dice che l’English arriva soon. #verybello pic.twitter.com/BcrgPRxXeK
— Giulia Blasi (@Giulia_B) 25 Gennaio 2015
[#osservatorioverybello] E anche oggi @VeryBello tace, sul sito niente traduzione in inglese, figurarsi nelle altre lingue. #verybello
— Giulia Blasi (@Giulia_B) 29 Gennaio 2015
E come se non bastasse, @verybello è tradotto in Itanglish e Frenchalian. http://t.co/YsTo00uNjC #verybello
— Giulia Blasi (@Giulia_B) 9 Febbraio 2015
Qui @terminologia ci spiega che cialtronare sul cialtronismo non è meno cialtrone. http://t.co/i0nWOZt67w #verybello
— Giulia Blasi (@Giulia_B) 10 Febbraio 2015
Osservatorio #verybello (pensavate mi fossi dimenticata?) Dite a chiunque scriva i testi che i nomi dei mesi in italiano sono minuscoli.
— Giulia Blasi (@Giulia_B) 20 Febbraio 2015
Aggiornamento #verybello: a 50 giorni dall’#Expo2015 il sito è ancora in Beta, le lingue sono ancora solo due e il profilo Twitter è vuoto.
— Giulia Blasi (@Giulia_B) 15 Marzo 2015
Questa è la situazione allo stato attuale: l’Expo inizia fra pochissimo, e chi ci viene avrà già cominciato a pianificare il viaggio, a cercare alberghi e voli, e magari (magari, forse, chissà: non ci conterei) vuole sapere cosa succede in città in quel periodo. Del resto, la vocazione internazionale della manifestazione l’abbiamo vista fin dalla conferenza stampa di presentazione dell’Expo delle Idee, che si è tenuta rigorosamente in italiano, manco fossimo nel ‘700 alla corte di qualche regnante europeo fissato con la lirica. Insomma, tornando a noi: c’è un sito ancora in beta, in solo due lingue delle otto pubblicizzate, collegato a un profilo Twitter così muto che se ci vai sopra non hai nemmeno l’opzione “Tweet e risposte”. Non seguono nessuno, sono seguiti da tremila persone, a spanne italiani al 90%.
Ma non è Verybello il problema, ripeto.
Il problema è che Verybello è un paradigma di come si fanno le cose in Italia: male, a tirar via, senza pianificare, senza pensare e reagendo alle critiche in maniera superficiale. In questi giorni si parla molto di meritocrazia, con Maurizio Landini che da sindacalista insiste su posizioni di retroguardia e il governo che come sempre tenta di andare in una direzione statunitense che mi pare priva di basi nella realtà del paese. A me va benissimo che se ne parli, ma c’è una cosa che in inglese si chiama “leading by example“: se vuoi che il paese sia più meritocratico, che la gente lavori meglio, sia più precisa, che dia il massimo, che senta come giusto e necessario fare le cose sempre al 100% delle sue capacità, ecco, allora devi cominciare tu.
Verybello è la cosa piccola che ci mostra le cose grandi. È una cosa fatta male dall’inizio che continua a essere fatta male e che resterà lì, fatta male (ma pagata da noi, con i nostri soldi). Un governo che voglia magnificarmi la capacità degli italiani di dare il massimo e di essere competitivi non può permettersi approssimazioni, né piccole né grandi. Cadere sulle cose semplici è un errore imperdonabile: la gente ti guarda, la gente ti giudica, la gente si rassegna (da un lato) e si adegua, soprattutto. Arriva per tutti il giorno in cui si scopre che a far le cose a tirar via non ci si perde molto, che gli altri non se ne accorgono: ed è un giorno tremendo, in cui te la devi vedere con la tua coscienza e con il tuo personale desiderio di fare sempre tutto come va fatto. Che meritocrazia potremo mai avere, in un paese la cui classe dirigente è così inadatta a giudicare l’eccellenza e a stabilirne i parametri?
Forse una risposta alla mancanza di traduzioni si trova in un tweet del responsabile della comunicazione digitale di Expo 2015: a quanto pare è “principalmente (70%) un evento per un pubblico italiano”.
https://twitter.com/secolourbano/status/566182828707430400
70% significa che c’è un 30% di ospiti che non capisce niente. A me non sembra poco: a te?
Del tutto d’accordo: la comunicazione per gli stranieri va fatta, e bene. Sono comunque molto perplessa che per gli organizzatori di Expo gli stranieri abbiano così scarsa importanza (perlomeno a giudicare dalla conversazione che ho segnalato).
viva la repubblica meritocratica, meritocrazia meritocrazia
Credo che se dovessi scegliere un articolo per spiegare l’approssimazione e la superficialità del dibattito sulla meritocrazia sceglierei questo, complimenti al merito.