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screenshot_164È sabato, mi sono svegliata con calma. Molta calma. Un po’ prima di me si è svegliato il Ministro della Cultura Dario Franceschini, che ha approfittato del fine settimana per lanciare Verybello.it, il sito dedicato agli eventi in corso durante l’Expo di Milano del 2015: un sito che dovrebbe aiutare gli stranieri a orientarsi nella vasta offerta culturale italiana.
Very bello. Come l’approccio sgrammaticato di uno straniero ubriaco mentre rientri alle due di mattina e speri che lo straniero non sia troppo ubriaco. Non è un nome, è un trigger.

Sorvolerei per un attimo sulla sostanza per andare alla forma, che è anch’essa sostanza: il sito, né più né meno che un elenco di eventi, è tutto in italiano. Ché ovviamente uno straniero che viene in Italia non può non sapere esattamente su cosa verte la mostra “Morandi in calcografia. La collezione delle matrici 1912 – 1964”, no? La pagina delle mostre, quella più problematica, è la prima che si offre all’occhio del visitatore. Quelle dei concerti sono leggermente più abbordabili, forse qualche difficoltà con quella della classica, ma comunque per avere informazioni bisogna cliccare sul tasto “Sito ufficiale”.
Vabbe’, facile, no?

Lo sarebbe stato – forse – per i nobili stranieri dell’800, che imparavano l’italiano perché era la lingua della bellezza, dell’arte, dell’orgoglio nazionale, di un Risorgimento a cui perfino i poeti inglesi vollero dare un contributo. Forse. E invece eccoci qua, nel 2015, con una lingua che si sta estinguendo anche fra i parlanti nativi, una lingua che non produce più parole perché non produce più cultura. E un sito che servirebbe a rilanciare cultura e turismo completamente inutilizzabile per lo straniero medio.

A pochi minuti dal lancio mi sono presa il disturbo di chiedere su Twitter il perché dell’omissione di un banale tastino ENG e della relativa funzione che perfino nella bellissima salma che è Italia.it consente di visualizzare i contenuti in una lingua accessibile all’utente. Mi dicono più o meno questo:

 

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Cioè: il sito sarà presto (presto quanto?) tradotto in almeno otto lingue (l’almeno è sottinteso nei puntini). All’atto pratico, però, oggi è stato lanciato un sito per stranieri che non è fruibile per gli stranieri: viene a mancare, insomma, la sua funzione principale. E mentre qualcun altro su Twitter fa notare che forse sarebbe stata più utile un’app fatta come Dio comanda (ché quando sei in giro col cellulare magari vuoi vedere se c’è una mostra nei paraggi: l’idea del viaggiatore che si fa il piano con carta e penna compulsando il sito è commovente nel suo anacronismo), ci si domanda, perché lanciarlo oggi?

Perché non aspettare di avere almeno l’inglese, come lingua secondaria, e aggiungere le altre man mano?
Perché lanciare con tanto di conferenza stampa l’equivalente di una macchina senza motore? Si poteva aspettare il famoso “soon”, a meno che il famoso “soon” non sia poi tanto “soon”, ma piuttosto “at some point in time, possibly never”. Se invece l’intenzione – come spesso succede – fosse di esaurirsi nell’annuncio, dire “Guardate, facciamo le cose” per poi mollare tutto e dedicarsi a iniziative oggettivamente essenziali come restauri, stimolo della vita culturale del paese, provvedimenti per rilanciare l’alfabetizzazione in accordo con il Ministero dell’Istruzione, allora saremmo a posto così. Si sarebbero spesi a scopo propagandistico giusto un po’ di soldi nostri: Verybello.it è un aggregatore di contenuti altrui, una pagina di segnalazione che non implica alcuna partecipazione diretta dell’Expo o del Governo agli eventi elencati. Anzi, a pensare male si potrebbe pensare che sia una furbata: voi organizzatori ci mettete soldi, impegno e tempo. Noi, se siamo in buona e voi riuscite a capire come segnalarceli (il sito è privo di contatti), ci mettiamo due righe e un link.

Poi ci sarebbe la funzione “Inserisci un luogo”. L’ho cliccata. Non succede niente. Ma tanto chi vuoi che se ne accorga: lo straniero che arriva (fortuitamente) su Verybello.it dovrebbe possedere abilità linguistiche abbastanza avanzate per capire non solo cosa significhi “Inserisci un luogo”, ma anche, al limite, a cosa serva inserirlo. No, seriamente, ministro Franceschini: a cosa serve “Inserisci un luogo”? A inserire quale luogo? A materializzare paesi inesistenti? Eventi? Mostre? Concerti? Jazz (che è separato dalla musica in quanto “cultura”, come mi si faceva notare in casa: come se non fosse musica, per giunta musica composta da noti fattoni, alcolisti e prostitute)?

A me piace la tecnologia. Mi piacciono le iniziative di comunicazione, ché fare le cose non serve a niente se le fai dentro un buco dove non le vede nessuno. Mi piace pensare che si possa valorizzare l’incredibile fermento di un paese che offre tantissimo, anche nei posti più impensati. Mi piace molto meno l’approssimazione, l’idea che le cose si possano buttare su alla viva il parroco perché tanto i problemi sono altri, o peggio: perché facendo una conferenza stampa il sabato mattina magari nessuno la nota, ma intanto è stata fatta e si passa ad altro. Mi piace pochissimo questo timbrare il cartellino su iniziative che sono già vecchie alla nascita. Mi piace zero l’idea che non ci sia nessuno capace di dire con una certa autorevolezza: no, se non è pronto non si lancia, se non è finito non si lancia, se non funziona non si lancia, se non c’è l’app corrispondente non si lancia.

E adesso vediamo how soon is soon.

 

 

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11 Responses to “Verybello.it: presto e bene non vanno insieme” Subscribe

  1. Astrid 24 gennaio 2015 at 15:49 #

    Inserisci un luogo: se scrivi ad esempio Venezia e fai invio, ti mostra gli eventi di Venezia.

  2. paola 24 gennaio 2015 at 17:43 #

    chrome + mac, la home è completamente “gone bananas”. Meno male che il sito è ottimizzato per browser di ultima generazione (?).
    E la foto taglia fuori calabria e sicilia…. che disastro :-(

  3. Francesco V. 24 gennaio 2015 at 21:44 #

    Ciao Giulia… anch’io oggi ho analizzato il sito Very Bello e sono assolumante VERY sconvolto… ho pensato più o meno le tue stesse cose e cercavo qualcuno con cui commentarle.

    Ti ho inviato l’amicizia su Facebook… ciao!
    #mammamiachedelusione

    Francesco V.

  4. Marco 25 gennaio 2015 at 15:19 #

    Cara Giulia.. cheddire.. siamo il paese delle conferenze stampa.. dove il lunedì si raccontano mirabilie per poi dimenticarsene il martedi certi che tanto che va a controllare??

  5. Mario 25 gennaio 2015 at 17:34 #

    Un sito very incomprensibile.
    Ho dei cugini in America che l’hanno visto appena uscito e vengono presi in giro dai loro amici.
    Per di più mancano la Sicilia e la Calabria…

  6. Pietro 25 gennaio 2015 at 22:38 #

    Boh a me funziona tutto e si vedono correttamente anche Calabria e Sicilia. Poi su altre considerazioni che fai, d’accordo al 100% (la app, il timing per il lancio). Magari hanno recepito con 10 anni di ritardo uno dei dogmi dell’ormai stantio web 2.0: i progetti in “beta permanente” 😀

  7. david 26 gennaio 2015 at 11:25 #

    Che troll sarei se non notassi che è riuscita anche qui a sottolineare la Sua idiosincrasia per l’approccio stradale?

Trackbacks/Pingbacks

  1. Verybello.it e la fine delle speranze per i beni culturali in Italia | Le parole in Archeologia - 25 gennaio 2015

    […] Per la parte tecnica, ci hanno pensato già in molti a smascherare e mettere alla berlina le mancanze, le inefficienze e le incongruenze del sito. D’altronde, anche ad un tecnicamente-ignorante come me bastava aprire il link e constatare che 300 secondi per caricare la homepage erano decisamente troppi. Oltre a notare che nell’immagine di testata del sito una parte di Calabria e l’intera Sicilia fossero state tagliate (probabilmente per esigenze di formato immagine). Ma soprattutto – santo cielo! – che non puoi pubblicizzare un sito che vuole essere vetrina dei tuoi eventi culturali nel mondo solo in italiano! Tra tutti i contributi, consiglio Mantellini e Blasi. […]

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